L'ex vice ministro Urso: "Il progetto di recupero della cava va sbloccato"

Mancano ancora i permessi per l'attività estrattiva, l'appello: "Un'impasse da superare con ragionevolezza"

Adolfo Urso

Il già viceministro dello Sviluppo Economico Adolfo Urso, candidato al Senato in Veneto e Sicilia per Fratelli d'Italia, questa mattina è stato ad Agira, il paese in provincia di Enna dove l'azienda trevigiana Fassa Bortolo si è vista respingere dalla Soprintendenza di Enna il progetto di avvio di un sito estrattivo su una cava abbandonata. Un parere negativo che rischia di mandare in fumo un investimento da 25 milioni di euro e la possibilità di creare almeno 100 posti di lavoro più l'indotto. 

Urso ha definito la vicenda “emblema della malaburocrazia italiana e di uno Stato vessatorio con l'impresa privata. Il parere della Soprintendenza sul vincolo paesaggistico, giunto dopo quasi cinque anni di procedure e ritardi, è inaccettabile al di là delle ragioni. Occorre una collaborazione tra le istituzioni e le imprese, in modo da trovare soluzioni ragionevoli nel rispetto del territorio ma anche delle ragioni dello sviluppo”. “Fassa Bortolo – sottolinea Urso – è un'azienda leader in Italia e nel mondo, un'azienda ben condotta, competitiva e tecnologicamente avanzata. Qui ad Agira aveva programmato un investimento di 25 milioni di euro per riutilizzare una cava abbandonata e costruire uno stabilimento produttivo in una zona d'Italia e della Sicilia con i più bassi indici di Pil, investimenti privati e aspettativa di vita, e con il più alto tasso di disoccupazione in Italia e il più alto tasso di disoccupazione giovanile in Europa. Ciononostante Fassa Bortolo ha subito 4 anni e mezzo di traversie burocratiche e il suo titolare ha dovuto fare un'anticamera di cinque ore prima di essere ricevuto dall'ex presidente della Sicilia. Cinque ore di attesa per un investimento di 25 milioni di euro di un'impresa come Fassa Bortolo. Eppure dopo questa lunga traversia burocratica la Fassa Bortolo aveva finalmente ottenuto tutte le autorizzazioni, compresa quella della VIA (valutazione d'impatto ambientale), quando improvvisamente la Soprintendenza ha dato un parere negativo. E' evidente allora che fare impresa in Italia è difficile e farla in Sicilia è praticamente impossibile. E' chiaro che se la situazione non si dovesse sbloccare, Fassa Bortolo anziché investire ad Agira e in Sicilia lo farà altrove. Ma come ci si può permettere con le condizioni economiche in cui versano l'ennese e la Sicilia di bloccare un investimento del genere?”. 

Urso continua: “Questa impasse va superata con ragionevolezza, instaurando un rapporto di collaborazione tra lo Stato e le imprese, che devono sentire lo Stato amico e non vessatorio. Lo Stato deve creare le condizioni per gli investimenti e non porre loro ostacoli. E' fondamentale cambiare registro e mettere l'impresa al centro dell'azione dello Stato, perché è l'impresa privata che crea lavoro e non lo Stato, che non può continuare a fare in Sicilia quanto ha fatto fino ad oggi, dissipando risorse pubbliche con sussidi a perdere”. 

Urso oggi parlerà del caso Agira con il nuovo governatore della Sicilia Nello Musumeci . 

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