Calcestruzzi Belice, dopo la confisca si arriva ad un fatturato record

È possibile che, alla luce di questa situazione, venga addirittura richiamata in servizio, a tempo determinato, un’unità che aveva cessato il rapporto di lavoro nel 2015

Dopo la confisca e la battaglia per far riaprire l'impianto, il fatturato - a marzo del 2018 - è da record: ha superato i 100 mila euro con una spinta notevole verso un posizionamento superiore al milione di euro all’anno. È possibile che, alla luce di questa situazione, venga addirittura richiamata in servizio, a tempo determinato, un’unità che aveva cessato il rapporto di lavoro nel 2015. E per gli 11 lavoratori in servizio c’è stata anche qualche ora di straordinario per fare fronte alle incombenze dell’impianto.

È questo il quadro della situazione alla Calcestruzzi Belice di Montevago, l’azienda che si muove sotto la guida dell’agenzia nazionale per i beni confiscati. 

Nel primo semestre di attività successivo alla chiusura, da luglio a dicembre 2017, la Calcestruzzi Belice ha ripreso pienamente il volume d’affari, di circa 70 mila euro al mese, precedente alla sospensione forzata. Nella prima parte del 2018 la situazione è, addirittura, migliorata. L’azienda è stata riaperta a metà dello scorso anno con la riassunzione degli 11 lavoratori. La vicenda Calcestruzzi Belice tiene banco ormai da più di un anno a Montevago e in particolare dal 2 gennaio del 2017 quando era stata bloccata ogni attività dopo la sentenza di primo grado, per un debito con l’Eni di 30 mila euro. In appello quella sentenza è stata ribaltata e poco dopo l’azienda ha ripreso l’attività. 
 

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