Faccia pulita e tanti chilometri sulle spalle, Vincenzo Vento: "Sono un medico e vivo in Francia"

Figlio d’arte sì, ma lontano da casa forse si smette anche d’esserlo. E' un 31enne il nostro volto della settimana

Vincenzo Vento

Sei un imprenditore, uno studente, un pizzaiolo o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Se un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie. 

Una valigia di cartone che contiene sogni,  ambizioni e voglia di lavorare tanto per essere pronto ad aiutare il prossimo. Pochi orari, un orologio che a tratti si smette di guardare ed il viaggio lungo fino ad arrivare in Francia.

Se la carta di identità recita 31anni, a volte l’esperienza ed i viaggi ma anche i chilometri ne contano molti di più. Il nostro volto della settimana è quello di Vincenzo Vento. Faccia pulita ed un sogno grande: fare il medico. Figlio d’arte sì, ma lontano da casa forse si smette anche d’esserlo. Il sole di Agrigento, le bellezze della Valle dei Templi, sfidano la fredda ma imponente Francia. Vincenzo lavora in un ospedale parigino e sogna un giorno di tornare con lui, però, anche tanti agrigentini per rendere la madre terra un posto davvero speciale.

Raccontaci la tua storia

"Mi chiamo Vincenzo Vento, ho 31 anni faccio il medico e nello specifico quest’anno mi specializzerò in chirurgia vascolare. Mi sono laureato nel 2013 a Catania, da lì dopo un breve periodo in Germania, dove ero andato per apprendere la lingua ed iniziare la mia formazione specialistica ma poi sono tornato nella nostra amata Italia, con esattezza a Bologna, dove ho realmente iniziato la specializzazione. Durante questi quattro anni lontano da casa, ho avuto la possibilità di lavorare a Parigi, alternando la mia formazione tra Italia e Francia. Tutto questo mi permesso di crescere come professionista e come uomo". 

Perché hai scelto di lasciare Agrigento?

"Mi reputo una persona molto fortunata e faccio parte degli emigrati 2.0, mi spiego meglio, sono partito da Agrigento non con la valigia di cartone, ma con tanta ambizione e voglia di fare, con alle spalle la mia famiglia che giorno dopo giorni mi ha sempre sostenuto moralmente ed economicamente".

- Ti manca la tua città?

"Sempre, mi mancano sempre tante piccole grandi cose. Naturalmente gli affetti familiari, gli amici e a seguire il mare, il quale a volte basta guardarlo per sentirsi bene. Per non parlare dei dolci con la ricotta".

- Cosa cambieresti di Agrigento? 

"Noi agrigentini. Dopo tante generazioni, non abbiamo capito cosa la nostra terra ed il nostro sangue potrebbero darci. A volte viviamo nell’ignavia. Tutto il resto, almeno penso, cambierebbe con effetto domino".

Hai un consiglio per i giovani agrigentini?

"Non mi sento all’altezza di dar consigli, però posso recitarvi il mio mantra: 'curioso, interessato, attivo, ambizioso ed educato'. Queste sono le poche parole che mi ripeto quotidianamente, con le quali cerco uno stimolo per migliorarmi e superare quell’ignavia di cui parlavo prima".

- Sogni di tornare?

"Certo, chi non sogna di tornare nella propria terra e dare il proprio contributo. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e non il Mediterraneo, ma l’oceano. Tante sono le variabili da calcolare. Però mi piace pensare che un giorno i tanti agrigentini dispersi in Italia, Europa e nel mondo possano tornare, per rendere Agrigento nuovamente la città più bella dei mortali, o forse banalmente, una città dove la normalità è la regola e non l’eccezione".

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