I vescovi siciliani contro gli stipendi d'oro all'Ars: "Basta privilegi"

Alla riunione anche il cardinale don Franco Montenegro

Foto Palermotoday

Sessione invernale della conferenza episcopale siciliana. Alla  giornata anche l’arcivescovo di Agrigento, Calogero Montenegro.  Durante i lavori è stato anche fatto un appello alla politica.

"A seguito delle recenti elezioni - si legge in una nota della Ces - regionali e in vista di quelle nazionali del 4 marzo, i Vescovi lanciano un appello alla comunità cristiana e agli uomini e alle donne di Sicilia. Tutti dobbiamo avere a cuore il presente e l’avvenire della nostra comunità, di ogni comunità di cui facciamo parte. Avere a cuore significa innanzitutto informarsi, cercare di capire, chiedersi cosa ciascuno di noi possa concretamente fare. Ovviamente c’è chi ha responsabilità più grandi, c’è chi ha possibilità di intervento maggiore, ma tutti possiamo fare qualcosa. È necessario - continuano in una nota -  superare la tendenza a scaricare sempre sugli altri i doveri allo scopo di coinvolgersi in prima persona. Questo vale per tutti, per ogni gruppo e anche per noi come vescovi della Conferenza Episcopale. Vogliamo incoraggiare ogni possibilità esistente, vogliamo attirare l’attenzione sulle tante difficoltà e sulle emergenze, vogliamo tutti impegnarci maggiormente nei riguardi delle nuove generazioni. I ragazzi, i giovani sono la ricchezza di un Paese, di una comunità. Non possiamo accettare che siano costretti ad andare altrove. È questa una priorità che dal punto di vista educativo e formativo, dal punto di vista sociale e da quello ecclesiale deve stare a cuore a tutti, ciascuno per le proprie competenze, ma tutti uniti in un impegno corale, che speriamo fecondo di bene".

Non solo appelli, ma anche "denunce" sugli stipendi d'oro dell'Ars: "I Vescovi, attenti ascoltatori del grido dei poveri, manifestano convinta condivisione alla denuncia di quanti, anche presbiteri, hanno evidenziato la distanza tra il sentire della nostra gente e le prospettive di chi è interessato a salvaguardare i privilegi economici di pochi burocrati, a discapito di chi non ha un livello di vita dignitoso. Per parte loro le Chiese di Sicilia assicurano che continueranno a venire incontro alle diverse povertà, nelle forme suggerite localmente dalla fantasia della carità, utilizzando anche le risorse derivanti dai fondi dell’otto per mille che i contribuenti destinano alla Chiesa Cattolica".

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