Agrigento: le aiuole ai privati, il verde pubblico e le revoche "incontrollate"

Dietrofront del Comune per l'affidamento degli spazi verdi ai privati: "Sono in contrasto con il Codice della strada". Ma la legge prevede deroghe per i centri abitati. Il comandante della Polizia locale: "Basterebbe spostare di poco i cartelli pubblicitari"

L'aiuola affidata ad Andrea Furnari e il cartello pubblicitario "in contrasto con il Codice della strada"

La questione del verde pubblico è sempre stata una nota dolente per il Comune di Agrigento. Perché di verde in città ce n'è abbastanza, ma non sempre curato: erbacce, aiuole dimenticate, carreggiate stradali "in preda" alle piante selvatiche. Così nel 2008 l'allora assessore comunale al ramo Rosalda Passarello ebbe un'idea lodevole: affidare le aiuole ai privati. Da qui l'affidamento di rotatorie e angoli verdi ai vari imprenditori che avevano il compito di mantenere sempre pulito e curato quello spazio, dall'altro avrebbero potuto installare delle insegne per pubblicizzare la propria attività commerciale. Un'idea che ha permesso di trasformare - nel vero senso della parola - numerose aiuole della città di Agrigento.

Anche il parrucchiere Andrea Furnari, volendo citare un esempio, aveva chiesto - e ottenuto - l'affidamento della rotatoria di San Leone, quella dinnanzi la gelateria "Le Cuspidi", dove congiungono il viale dei pini, il viale dei giardini e il viale delle dune. Furnari aveva reso un salotto quella che era una dimenticata e sporca rotatoria. L'aiuola è stata anche preda di vandali, che hanno più volte distrutto le installazioni che Furnari aveva comprato per arredare quell'angolo di San Leone. Nonostante ciò, il parrucchiere aveva ricomprato e ripristinato tutto più volte. Poi, come fulmine a ciel sereno, una raccomandata dal Comune: "Quei cartelli che sponsorizzano la sua azienda sono in contrasto con il Codice della strada. Va rimosso tutto. Le revochiamo l'affidamento".

Così, all'improvviso, dopo che in tanti avevano ammirato e apprezzato il lavoro di quel giovane imprenditore agrigentino. «Allora, secondo quello che ha scritto il Comune, c'è mezza Agrigento fuori legge» ha sottolineato stamani in conferenza stampa il vicepresidente del Consiglio comunale Giuseppe Di Rosa. Sì, perché l'articolo del Codice della strada a cui fa riferimento il Comune nella sua missiva parla chiaro: "Lungo le strade o in vista di esse è vietato collocare insegne, cartelli, manifesti, impianti di pubblicità o propaganda, segni orizzontali reclamistici, sorgenti luminose, visibili dai veicoli transitanti sulle strade, che per dimensioni, forma, colori, disegno e ubicazione possono ingenerare confusione con la segnaletica stradale, ovvero possono renderne difficile la comprensione o ridurne la visibilità o l'efficacia, ovvero arrecare disturbo visivo agli utenti della strada o distrarne l'attenzione con conseguente pericolo per la sicurezza della circolazione".

Recita così il primo comma dell'articolo 23 del Cds. Parla chiaro, sì. Ma basta continuare a leggere gli altri commi per trovare la "sorpresa". "Nell'interno dei centri abitati, nel rispetto di quanto previsto dal comma 1, - si legge nell'articolo - i comuni hanno la facoltà di concedere deroghe alle norme relative alle distanze minime per il posizionamento dei cartelli e degli altri mezzi pubblicitari, nel rispetto delle esigenze di sicurezza della circolazione stradale". Quindi, in sostanza, per il Comune di Agrigento i piccoli cartelli riportanti il nome delle ditte affidatarie delle rotatorie sono fuori norma, mentre sono in perfetta regola il resto delle transenne pubblicitarie in giro per la città. Certo è che quelle aiuole affidate ai privati erano riuscite a dare un tocco di pulizia e innovazione a diversi angoli della città. Come quella affidata all'autocarrozzeria dei fratelli Sciabica, in via Imera.

«Sciabica - ha detto il consigliere Giuseppe Di Rosa - si è anche fatto carico di diverse spese straordinarie. E ora come risponde il Comune? Con una revoca. Siamo all'assurdo». Il vicepresidente del Consiglio, incontrando i giornalisti, ha anche portato l'esempio di altre grandi città italiane, dove i Comuni hanno affidato da sempre gli spazi verdi ai privati. «Basterebbe redigere un regolamento, - afferma Di Rosa - cosa che non è stata mai fatta per questa iniziativa». La vicenda è arrivata anche in Consiglio comunale, grazie ad una mozione presentata da alcuni consiglieri il 29 ottobre scorso, con la quale si chiedeva di rivedere l'affidamento delle aiuole. Ma non ci sarebbe alcun collegamento tra la mozione presentata in Consiglio e le revoche (riguardanti almeno 10 aiuole in tutta la città) inviate soltanto due giorni dopo dal Comune.

Ma entrando nel dettaglio della revoca, il Comune ha detto agli imprenditori che "tale accordo non può essere rinnovato in quanto, sentito il Comando di Polizia locale, risulta in contrasto con il vigente Codice della strada". In realtà il parere chiesto alla Polizia locale diceva sì che era in contrasto con il Codice della strada, ma che sarebbero bastati alcuni accorgimenti per riportare tutto nella norma. «Non ho mai detto che quelle installazioni erano abusive, considerato che erano autorizzate dal Comune» ha detto il comandante Cosimo Antonica. «Anzi, - continua - ritengo che sia un'iniziativa lodevole. Io ho risposto alla richiesta di un parere tecnico. Per salvaguardare l'iniziativa, ho espresso l'indicazione di spostare le tabelle pubblicitarie dal centro della rotatoria ad un sito poco distante. Nient'altro».

Eppure il Comune ha preferito tagliare corto: revoca. Adesso la parola al tempo, sperando che il sindaco Marco Zambuto e la Giunta non si dimentichino di quegli spazi. Abbiamo provato a contattare l'assessore al ramo, senza però ricevere alcuna risposta.

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