L'agguato a Palma, quattro nuovi indagati per favoreggiamento e falso a Pm

“Non tollereremo l’omertà”: erano stati chiari, durante la conferenza stampa, il procuratore capo Luigi Patronaggio, il pubblico ministero Alessandra Russo e il dirigente della Squadra Mobile Giovanni Minardi

Un momento della conferenza stampa in Procura

“Non tollereremo l’omertà”. Il procuratore capo Luigi Patronaggio, il pubblico ministero Alessandra Russo e il dirigente della Squadra Mobile: il commissario capo Giovanni Minardi – la scorsa settimana, durante la conferenza stampa tenuta in Procura, – erano stati chiari. “Il focus è aperto, con calma verificheremo chi ha detto cose false, chi non ha parlato. In un secondo momento, però” – disse chiaramente, quel giorno, il procuratore Patronaggio. Nelle ultime ore, quattro palmesi sono stati iscritti nel registro degli indagati. Polizia e Procura gli contestano, a vario titolo, il favoreggiamento e la falsa testimonianza.

Un epilogo, di fatto, annunciato proprio durante la conferenza stampa per l’arresto del quarantaduenne Francesco Gueli e del cinquantaduenne Giuseppe Incardona.

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“Non siamo, come ufficio, disposti a tollerare questa omertà. Amici, parenti e vicini di casa non hanno visto nulla e non hanno sentito nulla – disse, sempre durante la conferenza stampa, il dirigente della Squadra Mobile della Questura di Agrigento Giovanni Minardi - . Alla domanda: ci saranno altri indagati? Rispondo: ci saranno altri indagati perché tutte le persone presenti saranno oggetto di valutazione in ordine al reato di favoreggiamento. La devono smettere con questa storia. Saremo molto ostinati nel perseguire sia gli autori del reato, sia coloro che tendono a coprire”. Il codice penale prevede, naturalmente, una schiera di persone che possono avvalersi della facoltà di non rispondere poiché i congiunti sono indagati.

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“Che i parenti della vittima, la vittima stessa o i vicini di casa abbiano questa genialata di non dover dire nulla a Palma – era stato chiaro e categorico il dirigente della Squadra Mobile – deve finire. Le nostre attività continueranno. Chi si seguirà la strada del ‘ho visto e quindi te lo dico’, va bene – aveva spiegato, in maniera inequivocabile, il commissario capo Minardi -, altrimenti saranno oggetto di valutazione”. Valutazioni che, dunque, sarebbero state fatte e c’è stata dunque l’iscrizione nel registro degli indagati di quattro persone.

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A scendere in campo, immediatamente, quella sera del duplice tentato omicidio furono sia i poliziotti della Squadra Mobile che quelli del commissariato di Palma di Montechiaro, che è coordinato dal commissario Tommaso Amato.

“Ci siamo trovati davanti ad un clima inquietante e triste: davanti ad un muro di omertà difficile da squarciare – aveva spiegato, sempre durante la conferenza stampa, il commissario Tommaso Amato - . Persone che, durante le prime ore, negavano cose che erano di assoluta evidenza, cose che non potevano essere smentite dalla circostanze.  Sono stati posti davanti l’evidenza ed hanno continuato a negare l’evidenza. Sono stati raggiunti livelli inverosimili”.

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