"Tentata estorsione per compensare un debito di droga", chieste 4 condanne

Gli imputati sono Antonino Chiazza, 49 anni, di Palma di Montechiaro; Michele Amato, 44 anni, di Canicattì; Antonio Chiazza, 33 anni, di Palma di Montechiaro e Giuseppe Triglia, 35 anni, di Canicattì

La cessione di un terreno per compensare un debito di droga di gran lunga inferiore rispetto al valore dello stesso bene immobile. Il pubblico ministero di Agrigento Gloria Andreoli chiede quattro condanne a pene comprese fra i due anni e quattro mesi di reclusione e i sei anni. Gli imputati sono Antonino Chiazza, 49 anni, di Palma di Montechiaro; Michele Amato, 44 anni, di Canicattì; Antonio Chiazza, 33 anni, di Palma di Montechiaro e Giuseppe Triglia, 35 anni, di Canicattì.

Il magistrato della Procura della Repubblica, a conclusione della requisitoria, ha chiesto 6 anni di reclusione e 40.000 euro di multa per Amato, 4 anni e 30.000 euro di multa per Chiazza di 44 anni, 2 anni e 4 mesi e 2.000 euro di multa per Chiazza di 33 anni e 3 anni e 8 mesi e 14.000 euro di multa per Triglia.

Le pene proposte sono ridotte di un terzo per effetto del giudizio abbreviato. Il più grande dei Chiazza e Amato, il 19 febbraio dell'anno scorso, furono arrestati, con l'accusa di tentata estorsione, perché avrebbero preteso la cessione gratuita di un terreno di 12 mila euro per compensare un debito di appena un sesto del valore. Chiazza e Amato, secondo quanto ha ricostruito anche il pubblico ministero Gloria Andreoli durante la requisitoria, avevano ceduto varie dosi di cocaina a un licatese di 49 anni che aveva accumulato un debito di circa 2 mila euro. Per saldarlo, Chiazza e Amato avrebbero preteso la cessione del terreno che si trovava a Camastra. Entrambi sono da tempo accusati di tentata estorsione e spaccio di droga.

Chiazza, quasi omonimo del cugino arrestato, avrebbe concorso con i due imputati principali nel tentativo di estorsione facendo pressioni indebite al debitore che sarebbe andato a trovare più volte in casa o contattandolo al telefono.

All'udienza precedente, però, interrogato dal gup Stefano Zammuto, ha provato a giustificare proprio il contenuto di una sua telefonata.

Dopo la requisitoria c'è stato spazio per le prime arringhe difensive e, in particolare, per gli interventi degli avvocati Angela Porcello e Calogero Montante. I legali hanno sottolineato che, dal loro punto di vista, non c'è stato alcun tentativo di estorsione. “È stata una speculazione - hanno sostenuto -, la sua idea era quella di farli arrestare per non saldare il debito. Gli altri difensori - gli avvocati Ninni Giardina, Giovanni Lo Monaco e Santina Campo - illustreranno le loro arringhe martedì. Subito dopo il giudice potrebbe ritirarsi in camera di consiglio ed emettere il verdetto. 

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