"Tangenti in cambio di prestiti a tassi agevolati", falsa partenza del processo

Rinviata l'udienza preliminare per diciassette imputati a causa di alcuni problemi di notifiche

Da sinistra Minafò e Vetro

Seconda falsa partenza all'udienza preliminare a carico di diciassette imputati accusati di avere messo in piedi un giro di tangenti in cambio della concessione di prestiti a tasso agevolato da parte dell'Irfis, istituto di credito di cui la Regione è unico azionista. Non tutte le notifiche, nei confronti degli imputati e delle altre parti, sono andate a buon fine e il giudice Alfonso Malato, non ha potuto fare altro, come già era accaduto il 2 febbraio, che rinviare.

Si torna in aula il 18 maggio. L’inchiesta, condotta dal pm Andrea Maggioni, ruota attorno a due personaggi chiave: il consulente del lavoro Antonio Vetro, 48 anni, di Favara, e il funzionario dell'Irfis Paolo Minafò: entrambi erano finiti in carcere il 21 giugno, giorno dell'operazione “Giano Bifronte”, eseguita dalla Guardia di Finanza. Vetro, secondo l’accusa, avrebbe ideato un sistema corruttivo che si serviva della società di consulenza Intersystem srl di cui lui era amministratore e Minafò sarebbe stato socio occulto.

Le tangenti, secondo quanto avrebbe accertato l’inchiesta, sarebbero state necessarie perché in caso contrario la richiesta di finanziamento sarebbe stata bloccata con un pretesto oppure scavalcata dalle altre che erano state presentate dagli imprenditori che avevano pagato la “bustarella”. Le imprese che volevano ottenere prestiti a tassi agevolati dall'istituto, secondo quanto ipotizza la Procura, dovevano rivolgersi all’Intersystem e pagare una consulenza che, in realtà, sarebbe stata una tangente mascherata.

Nella lista degli imputati ci sono altri quindici imprenditori - soci di piccole attività che operano in svariati settori - accusati di avere corrotto Minafò attraverso Vetro. 
 

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