"Tangenti in cambio di prestiti a tassi agevolati", via libera a tutte le intercettazioni

Il giudice rigetta le eccezioni della difesa, intanto il funzionario dell'Irfis Paolo Minafò spiega in aula come funzionava la procedura

Paolo Minafò

Le intercettazioni sono tutte utilizzabili e i capi di imputazioni non vanno riscritti perché non sono “eccessivamente generici”. Il gup Giuseppe Miceli mette ordine, dopo numerose false partenze davanti ad altri giudici, e l’udienza preliminare a carico di diciassette imputati, accusati di avere messo in piedi un giro di tangenti in cambio della concessione di prestiti a tasso agevolato da parte dell'Irfis, istituto di credito di cui la Regione è unico azionista, entra nel vivo. “La genesi dei reati è assolutamente unitaria, per questo le intercettazioni sono del tutto utilizzabili in questo procedimento”. Così il pubblico ministero Alessandra Russo, all'udienza precedente, aveva replicato ai difensori degli imputati (nel collegio, fra gli altri, gli avvocati Antonino Gaziano, Giuseppe Barba, Salvatore Cusumano, Calogero Meli, Francesco Gibilaro e Salvatore Manganello) che chiedevano di dichiarare inutilizzabili le intercettazioni che, secondo la loro versione, erano state disposte nell'ambito di un altro procedimento. 

Subito dopo, ieri pomeriggio, è stato interrogato il principale imputato, il funzionario dell'Irfis Paolo Minafò, 53 anni, palermitano. L’inchiesta ruota attorno a due personaggi chiave: lo stesso Minafò e il consulente del lavoro Antonio Vetro, 48 anni. Entrambi erano finiti in carcere il 21 giugno del 2017, giorno dell'operazione “Giano Bifronte”, eseguita dalla Guardia di Finanza. Vetro, secondo l’accusa, avrebbe ideato un sistema corruttivo che si serviva della società di consulenza Intersystem srl di cui lui era amministratore e Minafò sarebbe stato socio occulto. Le tangenti, necessarie perché in caso contrario la richiesta di finanziamento sarebbe stata bloccata con un pretesto oppure scavalcata dalle altre che erano state presentate dagli imprenditori che avevano pagato la “bustarella”, sarebbero state mascherate con delle consulenze all'Intersystem.

Nella lista degli imputati ci sono altri quindici imprenditori - soci di piccole attività che operano in svariati settori - accusati di avere corrotto Minafò attraverso Vetro. Minafò ha iniziato a spiegare la procedura di istruzione delle pratiche. Si torna in aula il 5 marzo.

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