Tangenti all'Agenzia delle Entrate, colonnello Gdf: "L'inchiesta nata per una cassetta di pesce sospetta"

L'ufficiale Antonio Cecere: "Prodotti ittici, pc e sponsorizzazioni, non avevamo alcun sospetto ma abbiamo scoperto tutto per caso"

“Non avevamo mai sospettato che i dirigenti e i funzionari dell’Agenzia delle Entrate, con cui avevamo rapporti istituzionali e lavoravamo in sinergia, potessero essere corrotti o intascare tangenti. È stato per caso, intercettando il consulente contabile Antonio Vetro, che ci siamo accorti del sistema che era stato messo in piedi”.

Il colonnello della Guardia di Finanza, Antonio Cecere, ha raccontato così, in aula, i retroscena dell'inchiesta "Duty free" che ipotizza un giro di tangenti, sotto forma di regalie e favori di varia natura, in cambio di annullamenti di sanzioni tributarie, all'Agenzia delle Entrate di Agrigento. Cecere è stato il primo teste della lista del pubblico ministero Emiliana Busto.

Cecere, interrogato dopo che sono state esaminate le questioni preliminari, ha aggiunto: “Ho effettuato due pedinamenti, nel 2013, e ho visto che Vetro regalava una cassetta di pesce al direttore dell’Agenzia delle Entrate, Pietro Pasquale Leto, e abbiamo capito che bisognava approfondire questi rapporti”. In un’altra circostanza, invece, sarebbe stato il funzionario dell’Agenzia, Vincenzo Tascarella, a ricevere un pc da Vetro. Ad accertarlo sarebbero state alcune intercettazioni. “Un altro episodio che abbiamo accertato – ha aggiunto il colonnello delle Fiamme Gialle – riguarda una sponsorizzazione alla società Invicta Amagione di cui Tascarella era istruttore tecnico. Abbiamo accertato il pagamento di una fattura di 1.500 euro da parte della Metalmeccanica. Anche in questo caso fu Vetro a mediare, il corrispettivo sarebbe stato l’annullamento di una sanzione tributaria”. Gli imputati di questo stralcio sono dodici. Si torna in aula il 19 novembre. 

In precedenza, dopo che il processo è ripartito davanti al nuovo collegio presieduto dal giudice Wilma Angela Mazzara, la difesa – e in particolare l’avvocato Francesco Gibilaro che insieme alla collega Gisella Spataro difende Vetro (nel collegio, fra gli altri, anche gli avvocati Alfonso Neri, Salvatore Pennica, Salvatore Virgone, Antonino Gaziano e Salvatore Manganello) – ha chiesto ai giudici di dichiarare inutilizzabili alcuni atti di indagine e le intercettazioni. All’origine della richiesta, bocciata dai giudici con un’ordinanza, letta in aula dopo una lunga camera di consiglio, la presunta violazione dei termini di indagine.

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