Talk letterario con Vito Catalano: "Vi racconto mio nonno, Leonardo Sciascia"

L'autore intervistato da Rosalia Centinaro presso i locali dell’ex Collegio dei Filippini di Agrigento, nell'ambito del “Festival della Strada degli Scrittori”

Vito Catalano

Una narrazione personale ed intima quella che il nipote di Leonardo Sciascia, Vito Catalano, ha offerto ieri sera del nonno, nel corso del talk letterario dedicato all’autore, intervistato da Rosalia Centinaro presso i locali dell’ex Collegio dei Filippini di Agrigento nell'ambito del “Festival della Strada degli Scrittori”.

VIDEO: VITO CATALANO RACCONTA SCIASCIA

Si è parlato delle lunghe estati alla Noce, i giochi in campagna e quella “santa casa” immersa nei campi di Racalmuto dove Sciascia, come un qualsiasi nonno racconta storie e favole ai nipoti.

“Fortunatamente – ha spiegato Catalano – riesco a mantenere distinte le due figure, quella dello Sciascia nonno e quella dello Sciascia scrittore e letterato. Posso dire che è stato un nonno severo nel far rispettare le regole imposte in casa, ma disponibile al gioco: ricordo ancora quando durante le passeggiate nella campagna della Noce raccoglieva per noi i fichi, o realizzava per me e mio fratello degli archi con rami di ulivo. O, ancora, ho vive nella memoria le sere in cui ci raccontava delle storie di avventura e di briganti siciliani. Anzi, credo che, prima o poi, qualcuna dovrei anche scriverla. Mantenendo questa distinzione tra le due figure – continua Catalano – sono riuscito ad oggi a mantenere inalterata la memoria di mio nonno e ad approfondire, d’altro canto, la figura del letterato”.

Ovviamente la Noce, casa dove Catalano ama ancora oggi trascorrere le vacanze, pur vivendo in Polonia, non fu solo una casa di campagna, ma per anni un luogo centrale nella cultura e anche nella politica italiana. In tal senso Catalano ha ricordato come da bambino vivesse quel viavai di personalità di spicco di quel periodo e di quell’Italia. “Sicuramente era un po’ una festa quando veniva qualcuno a trovare il nonno; pur essendo piccoli, capivamo che si trattava di un momento importante. Se devo dire un nome tra coloro che come bambini accoglievamo con particolare piacere mi viene in mente di sicuro Marco Pannella, per la sua vulcanicità”.

Catalano, rispondendo alle domande della professoressa Centinaro ha precisato comunque di non soffrire il peso dell’eredità del nonno, e questo di certo non perché ne sminuisca il genio.

“Per me è un’ombra benigna, non ho mai reputato fosse per me un danno essere suo nipote – ha precisato-. Non sta a me, ovviamente, dire quale sia stata la sua grandezza come scrittore”. La conoscenza dell’opera di Sciascia, ha spiegato l’autore, ha avuto inizio poco prima che il genio di Regalpetra morisse, con la lettura di una copia giunta in casa come dono dell’editore di una “Una storia semplice”. Primo di una lunghissima serie di testi che Catalano leggerà, attingendo a piene mani dalla biblioteca di famiglia, e che gli consentirà di conoscere e amare tutti gli autori italiani (in particolare Manzoni, Pirandello e Verga), i grandi romanzi d’avventura (quelli di Dumas e Stevenson tra tutti) ma anche, assecondando quella che ha definito una “malinconia di fondo”, gli autori attivi sulla fine del regno Austro-Ungarico, come Roth.

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