Strada degli Scrittori, don Ciotti: "Una bestemmia chiedere a Dio di benedire i porti chiusi"

Il fondatore di Libera ha lungamente parlato di lotta alla mafia e delle imposture dell’antimafia di facciata

Una settimana ricca di eventi e grandi ospiti, per delle iniziative culturali promosse dalla "Strada degli scrittori. Ieri, importante dibattito con Don Ciotti, l'incontro si è tenuto a Castrofilippo. Il fondatore di Libera ha lungamente parlato di lotta alla mafia e delle imposture dell’antimafia di facciata. Proiettato un video in esclusiva che racconta l’infanzia del giovane Paolo Borsellino.

“Va abolita la parola ‘Antimafia’, non va fatta della legalità un idolo, una bandiera da tirare fuori alla bisogna. Bisogna sempre ricordarsi che il fine ultimo è la giustizia”. Sono queste alcune delle parole pronunciate da don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, ieri sera a Castrofilippo nel contesto della serata “Lungo la strada della legalità nel paese di Paolo Borsellino e Salvatore Bartolotta”, promossa dall’associazione Strada degli scrittori e inserita nelle iniziative collaterali del Master “Le parole dell’impegno civile”, realizzato con il coordinamento scientifico di Treccani Cultura. Ciotti, dialogando con il giornalista Felice Cavallaro, con il suo consueto stile energico non si è tirato dietro di fronte ai più scottanti temi di attualità, partendo appunto dall’idea dell’abuso del concetto di “antimafia”, che, spesso, nasconde cose poco trasparenti.

“Nel nostro Paese la parola legalità è diventata un idolo. Invece questa non è un valore in sè, non è il fine, perché l’obiettivo è la giustizia – ha continuato Ciotti -. La Legalità resta uno strumento, il mezzo, per raggiungere quell’obiettivo. Oggi c’è il rischio che diventi una parola astratta. Una parola, una bandiera che tutti usano e in tutti questi anni che ci siamo riempiti la bocca di legalità sono cresciute l’illegalità e la corruzione nel nostro paese. Qualcosa allora non funziona, perché abbiamo visto usare quella parola in primis da parte di quelli che la calpestano. Lotta alla mafia - ha continuato - vuol dire lavoro, vuol dire politiche per i giovani, servizi per le persone, vuol dire giustizia sociale. Oggi molti hanno scelto una legalità malleabile e sostenibile: se mi conviene rispetto le regole, sennò so come fare per aggirarle”.

Ciotti, proseguendo il discorso sull’antimafia di facciata, ha citato il caso Montante (“Non ho biciclette, non ho fatto conferenze con questo signore, non ho chiesto soldi a nessuno – ha detto -.

L’unica volta che sono andato ad incontrarlo sono andato con il prefetto”) e ha soprattutto difeso Libera che, ha detto, è stata “bersagliata da fango”. “Libera non è perfetta, ma è pulita e trasparente – ha spiegato -. Tutte le cause per diffamazione le abbiamo vinte, ma uno non vorrebbe che in questo paese si giocasse per destabilizzare. Posso capire che i mafiosi ci attacchino, perché non possono sopportare tutto questo, ma non posso capire questi atteggiamenti da altri che si riempiono la bocca di legalità e giustizia”. Durissime poi le parole del Fondatore di Libera sulla questione migratoria. “Ritengo che in atto si stia tradendo la nostra Costituzione – ha spiegato -. Non voglio giudicare nessuno ma non si può, è una bestemmia, prendere la Madonna, il Rosario, chiamare Dio in causa e chiedereGli di benedire i porti chiusi. Dio non può benedire quando respingiamo la fragilità e la debolezza delle persone.

Vediamo tanti che vanno alla Celebrazione eucaristica alla domenica ma poi scelgono di stare da una parte che calpesta la libertà delle persone. Questo atteggiamento è lo stesso atteggiamento mafioso: la mafia, che ha capovolto tutto mettendo il padrino al posto del padre”.

Ciotti, nell’annunciare che la venticinquesima edizione della “Giornata della memoria e dell’impegno”, che si terrà il 21 maggio 2020, si svolgerà a Palermo, ha espresso parole di apprezzamento per il Master della Strada degli Scrittori, cui ha partecipato come docente.

La serata è proseguita con la proiezione, per la prima volta, di un video realizzato da Salvatore Picone e Gioacchino Schicchi che racconta con la viva voce di due sorelle, il giovane Paolo Borsellino. Il padre del magistrato, infatti, era originario di Castrofilippo e qui aveva una casa e dei terreni che erano gestiti da un mezzadro. Le signore Fabbella, oggi avanti negli anni, hanno ricordato come il giudice fosse un ragazzo solare, gentile e che amava la vita. Durante l’evento è stata ricordata ovviamente anche la memoria di Salvatore Bartolotta, carabiniere ucciso durante l’attentato al magistrato Rocco Chinnici. Presente la figlia Filomena, che ha tratteggiato con parole commosse la figura dell’appuntato, sottolineandone l’abnegazione al lavoro e la generosità.

In ricordo di tutte le vittime innocenti della mafia, ai piedi della “Scalinata della memoria” che è stata realizzata dall’Amministrazione comunale del sindaco Francesco Badalamenti e che riporta per ogni gradino il nome di un martire della Giustizia, alcuni studenti insieme all’assessore Tatiana Pletto hanno portato in scena delle piece sul tema, una delle quali dedicata alla memoria di Stefano Pompeo, per la cui morte – giusto ieri – sono stati iscritti tre nomi al registro degli indagati.. La scalinata è stata inserita da ieri sera come tappa della “Strada della Legalità”.

Particolarmente soddisfatto è il direttore Felice Cavallaro, il quale ha evidenziato che con l’inserimento della scalinata sono tre i luoghi aggiunti all’itinerario della Strada degli Scrittori solo nei giorni scorsi. Al sito di Castrofilippo si aggiungono infatti la casa di Leonardo Sciascia e le miniere di sale, entrambi a Racalmuto.

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