S'inaugura la "stanza della memoria", Patronaggio: "Non c'è più sangue nelle strade, ma resistono le clientele"

Il procuratore di Agrigento: "L'esempio di Livatino è importante sia per la società civile che per i magistrati. Ha tracciato la strada dell'impegno sociale ed ha indicato come fare bene il lavoro della giustizia"

Il procuratore Luigi Patronaggio

È il giorno del "giudice ragazzino". Nella stanza al primo piano dell'ex palazzo di giustizia di piazza Gallo, da questa sera, il ricordo di Rosario Livatino si fa concreto. Sono in tanti intervenuti ad inaugurare la "stanza della memoria", dove il giudice lavorò per dieci anni come sostituto procuratore della Repubblica. Dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, al sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, fino al consigliere del Csm, Piergiorgio Morosini. Ma, tra gli altri, quello forse più vivo è il ricordo del procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio. 

"Il 21 settembre 1990 mi trovavo in camera di consiglio a Termini Imerse, - racconta Patronaggio prima dell'inaugurazione della stanza - mi arrivò la notizia che avevano ucciso un collega, lui non era famoso, aveva per scelta un livello di bassa visibilità e tutti ci siamo chiesti perché fosse stato ucciso. Erano gli anni in cui Giovanni Falcone e il pool antimafia portava avanti una dura battaglia nei confronti della mafia. Dal '90 in poi iniziano le stagioni delle stragi e questa provincia sarà funestata da 240 morti. Nel frattempo, però, nasce una nuova coscienza, prima a Palermo, poi si espande anche verso Agrigento, dove arrivano i primi collaboratori di giustizia, si celebrano i primi processi, dove vengono date decine e decine di ergastoli. Qualcosa stava cambiando".

Inaugurata la "stanza della memoria"

"Agrigento adesso è cambiata - prosegue Patronaggio - le strade non sono insanguinate, resta però un substrato culturale ancora legato a logiche clientelari, e questo non fa sviluppare una società sana. Per questo, l'esempio di Livatino resta importante, sia per la società civile che per i magistrati. Per la prima, perché ha tracciato la strada dell'impegno sociale, per i secondi perché ha indicato il modo in cui bisogna fare bene i magistrati, in silenzio, con senso del dovere, con misura e indipendenza. Sono gli insegnamenti di un uomo normale e oggi la sua stanza testimorierà il ricordo di un eroe normale, che sia di insegnamento alle generazioni future". 

LE VIDEOINTERVISTE. Don Giuseppe Livatino: "La lotta contro la mafia non è finita"

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