Striscione su Alfano in consiglio comunale e presidio contro le demolizioni, assolto Arnone

Il giudice ha scagionato l'avvocato agrigentino dalle accuse di interruzione di pubblico servizio e manifestazione non autorizzata

L'irruzione al Municipio, in occasione di una seduta del consiglio comunale, con uno striscione di protesta dai contenuti assai eloquenti (“Ministro Alfano, noi chiediamo legalità anche nelle procedure di demolizione”), e il sit-in in contrada Maddalusa in occasione dell'accensione delle ruspe non integrarono alcuna ipotesi di reato.

Il giudice monocratico Giuseppe Sciarrotta ha assolto l'avvocato ed ex vice presidente del consiglio comunale Giuseppe Arnone, accusato di interruzione di pubblico servizio e manifestazione non autorizzata. Entrambi gli episodi sono accaduti il 9 settembre del 2015, estate "caldissima" per la città di Agrigento che, per la prima volta dopo decenni, vive la realtà delle demolizioni con mille tensioni sociali.

Arnone aveva contestato pubblicamente le modalità relative alle procedure, in particolare l'individuazione del criterio cronologico di scelta fra le migliaia di immobili (in concreto, finora, le ruspe sono entrate in azione per poche unità di fabbricati) presenti nella lista. Per questo organizzò un sit-in in contrada Maddalusa dove le ruspe sarebbero entrate in azione per abbattere un manufatto di proprietà di un suo cliente e, in seguito, al consiglio comunale dove fu allontanato dai vigili urbani, su indicazione della presidente Daniela Catalano, dopo avere esposto uno striscione dal titolo: “Ministro Alfano, noi chiediamo legalità anche nelle procedure di demolizione”.

"Arnone - scrive il giudice nelle motivazioni contestuali della sentenza - non ha alterato in nessun modo il regolare funzionamento del consiglio comunale essendo stato presente per appena due o tre minuti e, in ogni caso, avendo agito manifestando pubblicamente il proprio dissenso seppure in modo caloroso".

Per quanto riguarda il primo episodio, il giudice sottolinea "la ridotta partecipazione (circa una cinquantina di persone), la breve durata e il carattere assolutamente pacifico" come hanno riferito in aula i poliziotti interrogati al processo, arrivando a definire "collaborativo" il suo atteggiamento. 

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Pure il pm aveva chiesto l'assoluzione e il suo difensore, l'avvocato Daniela Principato si era associata.

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