"Sea Watch3" a 15 miglia da Lampedusa appende gli striscioni: "Aprite i porti"

La Ong: "Siamo davanti all'isola e abbiamo bisogno di un approdo sicuro per sbarcare le persone soccorse, di cui 5 minori e due molto piccoli"

Un momento del salvataggio dei 53 migranti (foto Facebook)

Pendola, dall'alba, al di fuori delle acque territoriali italiane. Un "copione" già visto quello della Sea Watch 3 che, alle 6,30 circa di stamani, sembrava aver cambiato rotta virando verso Malta e poi è tornata indietro. Alle 12,50 risulta essere però a circa 15 miglia dalla costa di Lampedusa da dove sta lanciando una sorta di appello: "Sea Watch rimane senza un porto sicuro assegnato con a bordo 53 persone di cui 5 minori, 2 molto piccoli. Davvero un ministro della Repubblica Italiana vuole costringerci - scrive in un tweet la Ong - a portare queste persone in un Paese in guerra? Davvero l'Ue permette una tale violazione dei diritti umani?". 

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A bordo della nave Ong, battente bandiera olandese, ci sono  53 migranti salvati da un gommone in avaria, in acque libiche. Giunta a poche miglia da Lampedusa, obiettivo dichiarato nonostante il divieto del Viminale, all'alba di stamani aveva virato - secondo quanto rilevato dal sito Marinetraffic, verso Est in direzione di Malta. La nave si sposta da Ovest ad Est e viceversa al di fuori delle acque territoriali italiane.

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Poi si è fermata - sarebbe a circa 15 miglia da Lampedusa - ed è in attesa di capire dove sbarcare i 53 naufraghi. Ieri l'Ong aveva confermato di non volere fare  sbarcare i migranti a Tripoli, in Libia.

"Open ports", "open hearts", aprite i porti, aprite i cuori: sono i due striscioni che sono stati appesi a bordo della Sea Watch 3 che si trova ad una quindicina di miglia da Lampedusa e che ha postato una foto su twitter con tutto l'equipaggio e i migranti soccorsi. "Siamo arrivati davanti a Lampedusa e abbiamo bisogno di un porto sicuro per sbarcare le persone soccorse, di cui 5 minori e due molto piccoli - afferma la Ong - . Davvero un ministro della Repubblica italiana vuole costringerci a portare queste persone in un Paese in guerra? Davvero l'Ue permette una tale violazione dei diritti umani?".

Città tedesche pronte all'accoglienza 

"'Se necessario sono pronto a mandare degli autobus per prendere queste persone' - avrebbe detto il sindaco di Rottenburgs che insieme ad altre città tra cui Berlino - scrive la Ong tedesca su Twitter - annunciano la propria disponibilità ad accogliere le 53 persone soccorse da SeaWatch".


   

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