Scorciavacche, interviene Ance Sicilia: "No alle generalizzazioni"

Secondo l'associazione regionale dei costruttori siciliani, "qualcuno potrebbe trarne l'alibi per tentare di fare perdere credibilità al sistema e bloccare il mercato degli appalti proprio nel momento in cui l'Isola ha maggiore bisogno di attivare investimenti pubblici che altrimenti verrebbero dirottati altrove. Si pensi, ad esempio, ai fondi europei in scadenza quest'anno"

Sulla vicenda dello smottamento verificatosi all’innesto del viadotto ‘Scorciavacche’ lungo la Palermo-Agrigento interviene l’Ance Sicilia: "Siamo stati e continuiamo ad essere convinti che sia da modificare la legge che regola il ricorso allo strumento del general contractor nella realizzazione delle opere pubbliche.

Altri Paesi dell’Europa, soprattutto quelli di più recente ingresso nell’Unione, applicando i normali strumenti di appalto hanno saputo spendere bene e celermente tutte le risorse disponibili costruendo infrastrutture di trasporto perfette, bellissime ed efficienti, senza ricorrere a queste o ad altre scorciatoie di sorta che sono in contrasto con gli indirizzi europei.

La legge va cambiata, ma nel frattempo, per evitare di danneggiare solo i cittadini e le piccole imprese, questo grossolano errore del legislatore va affrontato e gestito con senso di responsabilità da parte di tutti: tecnici, politici, pubblica amministrazione, associazioni di categoria e l’Anas con la disponibilità e la trasparenza, sempre dimostrata, del suo bagaglio d’esperienza".

“In questa specifica vicenda – sostiene l’Ance Sicilia – a nulla può servire tentare di stiracchiare i fatti che, a distanza di qualche giorno, appaiono più chiari, probabilmente consistenti in un grave errore tecnico di realizzazione che comunque spetterà alla magistratura accertare, facendo ciò a servizio di questa o di quell’altra rivalsa di carattere corporativo, politico o addirittura personale".

E ancora: “Non serve alla Sicilia tentare di deformare i confini di un singolo evento avvenuto in fase di realizzazione di una nuova opera al fine di farli combaciare con quelli della carenza manutentiva della rete viaria siciliana o della inadeguatezza dei sistemi di gara, problemi che hanno altre origini e che vanno sicuramente affrontati, obiettivo per il quale siamo giornalmente impegnati.

Bisogna quindi nettamente distinguere gli aspetti tecnici dalle interpretazioni ‘politiche’. Su questo secondo fronte avvertiamo che il rischio maggiore è quello delle estreme e pericolose semplificazioni e generalizzazioni, che oggi possono produrre enormi danni alla Sicilia".

Secondo l’associazione regionale dei costruttori siciliani, "qualcuno potrebbe trarne l’alibi per tentare di fare perdere credibilità al sistema e bloccare il mercato degli appalti proprio nel momento in cui l’Isola ha maggiore bisogno di attivare investimenti pubblici che altrimenti verrebbero dirottati altrove. Si pensi, ad esempio, ai fondi europei in scadenza quest’anno. In realtà – conclude l’Ance Sicilia – nulla può far passare in secondo piano il vero problema:

l’incapacità di programmare, il ritardo nel progettare e la mancanza di coraggio. Occorre più coraggio da parte dei politici e dei burocrati nel mandare avanti e con trasparenza l’apertura dei cantieri esercitando tutti i poteri di controllo, e soprattutto nel cofinanziare gli investimenti di Stato e Regione anche a costo di violare il Patto di stabilità. Quando la gente entra nelle case altrui e per fame ruba il sale e la pasta, nessuno può più permettersi il lusso di non rischiare solo per continuare a restare attaccato alla propria poltrona".

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