"Reflui fognari direttamente in mare senza depurazione", a giudizio Campione e altri sei imputati

I pm hanno chiesto il processo per i vertici di Girgenti Acque e dell'Ato idrico, accusati di avere gestito gli scarichi in maniera illegale. Quattro anni fa furono apposti i sigilli. Ipotizzati anche i reati di truffa, falso e abuso di ufficio

Il caso dei "pennelli a mare" approda in aula (FOTO ARCHIVIO)

Dalla fogna direttamente a mare senza la depurazione perché le condotte si rompevano con troppa frequenza e le centraline di sollevamento andavano in tilt. I dati di laboratorio, però, erano sempre rassicuranti perché – secondo l’accusa – erano falsificati. A distanza di quasi quattro anni dal sequestro preventivo delle due condotte sottomarine, i cosiddetti “pennelli a mare”, la principale inchiesta della Procura di Agrigento in materia di depurazione approda in aula per l’udienza preliminare.

La richiesta di rinvio a giudizio è stata firmata dai pubblici ministeri Alessandra Russo, Silvia Baldi e Antonella Pandolfi. A decidere se mandare a processo i sette imputati – sempre se i difensori non chiederanno riti alternativi – sarà il giudice Alessandra Vella. Il primo passaggio in aula era stato fissato per ieri ma lo sciopero degli avvocati penalisti ha fatto slittare tutto al 21 giugno. I reati ipotizzati sono il danneggiamento, il getto pericoloso di materiali inquinanti, l’abuso d'ufficio, la truffa, la frode in pubbliche forniture e il falso.

Gli imputati sono: Marco Campione, 55 anni, di Agrigento, legale rappresentante di Girgenti Acque Spa; Giuseppe Giuffrida, 69 anni, di Gravina di Catania, ex amministratore delegato del gestore del servizio idrico integrato nell'Agrigentino; Calogero Sala, 56 anni, direttore tecnico della Girgenti Acque, e Bernardo Barone, 64 anni, direttore generale dell' Ato idrico, entrambi di Agrigento. Nella lista pure Pietro Hamel, 65 anni, di Porto Empedocle, dirigente tecnico dell'Ato idrico; Rita Vetro, 62 anni, titolare del laboratorio di analisi "BioEco analisi" convenzionato con il Servizio sanitario nazionale, e Maurizio Carlino, 56 anni, progettista e direttore dei lavori, entrambi di Favara. L’inchiesta è stata avviata nel 2011, dopo gli innumerevoli esposti di cittadini e associazioni che segnalavano sporcizia e cattivi odori nel mare di San Leone.

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