Una nuova vita lontano da casa, Salvatore Piraneo: "Agrigento mia non sarei mai voluto andare via"

Ha 32 anni ed è il vice direttore di uno dei bar più rinomati di Milano. La malinconia di casa e della famiglia, ma anche del sole e del mare. Ecco chi è il nostro nuovo volto della settimana

Salvatore Piraneo

Sei un imprenditore, uno studente, un pizzaiolo o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Se un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie. 

A volte l’amore per la propria terra non basta, per questo, si sceglie di chiudere una valigia tanto grande e andare via. Chilometri e chilometri lontano da Agrigento, da quella che è la madre patria. Una città che è una sorta di contenitore prezioso dove dentro vi si trovano gli affetti di sempre: famiglia, amici e luoghi che non puoi portare con te. Lungo la strada dell’arrivederci ci sono facce che ti mancheranno per forza: ma devi alzare l’asticella del coraggio e andare via. E’ questo quanto fatto dal nostro nuovo volto della settimana, lui è Salvatore Piraneo. Giovane uomo che per ricominciare ha scelto Milano.

Ciao Salvo, raccontaci la tua storia

"Sono Salvo, ho 32 anni e vivo a Milano da quasi tre anni. Quando sono arrivato ho subito trovato lavoro in uno dei bar più in della movida milanese e ho cominciato la mia gavetta che, da cameriere/banconista, mi ha portato a diventare oggi vicedirettore".

- Perché hai scelto di andare via?

"In realtà non avevo mai pensato di andare via. Sono molto legato alla nostra terra, alle nostre origini, al nostro mare e per questo motivo ho sempre cercato di sopportare una situazione che mi faceva sentire stretto, piccolo e senza prospettive di crescita futura. Arrivato quasi all’esasperazione e spinto da mia sorella e dai miei amici, sono arrivato a Milano quasi desideroso che Lei non mi facesse ricredere. E invece..."

- Hai un consiglio per i giovani agrigentini?

“Lottare sempre, arrendersi mai” é il motto che da anni mi spinge a dare il massimo ed è questo che mi sento di consigliare a tutti i ragazzi come me che sperano in un futuro migliore. Continuate a sognare, a lottare e, con pazienza e tenacia, anche se purtroppo spesso lontano da casa, raggiungerete i vostri obiettivi".

- In cosa la tua città dovrebbe migliorare?

"Agrigento dovrebbe migliorare tante, forse troppe, cose da un punto di vista amministrativo e organizzativo, ma sicuramente la cosa che più di tutte dovrebbe cambiare é la mentalità della gente che la abita e la governa. Agrigento e gli Agrigentini dovrebbero uscire da schemi legati ai favoritismi politici, dall’idea del “tanto la strada é sporca, cosa cambia un mozzicone di sigaretta in più” e così via, perché solo cambiando modo di fare e di pensare, Agrigento potrebbe a sua volta crescere e migliorare come città".

- Sogni di tornare?

"Ovviamente sì! A chi non piacerebbe vivere bene in casa propria, circondato dagli affetti, dal mare, dal sole caldo e dal buon cibo?! Ma i sogni, purtroppo, a volte rimangono sogni perchè il sole tutto l’anno, il mare che si vede da ogni punto della città, i cannoli e le cassate, purtroppo, da soli, non mi potrebbero permettere di avere una stabilità economica che mi aiuti a credere concretamente nella possibilità di costruire una famiglia e di un futuro migliore".

 - Cosa ti manca di Agrigento?

"La famiglia e il mare al primo posto. L’odore della salsedine, l’aria pulita e il cielo limpido, il pranzo della domenica preparato da mia mamma, le tradizioni della nostra città, sono le cose che più di tutto, hanno reso difficili i primi tempi qui a Milano, e non solo i primi tempi".

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