"Caso commissioni" ad Agrigento, inchiesta vicina ad una svolta

La Guardia di finanza, incaricata dalla Procura, ha scavato tra le carte del Comune di Agrigento e ha trovato elementi di rilevanza investigativa. Ma quello della Città dei templi non sembra essere l'unico ente sul quale le fiamme gialle hanno lavorato

Il tenente colonnello Fabio Sava, il colonnello Massimo Sobrà e il capitano Stilian Cortese

Le novità giudiziarie non tarderanno ad arrivare. La pubblica amministrazione è sotto la lente d’ingrandimento della Procura della Repubblica di Agrigento: lo dimostrano le decine di indagini che hanno visto protagonisti diversi amministratori. E a confermare ulteriormente l'attenzione sugli enti pubblici è stato anche il colonnello Massimo Sobrà, comandante provinciale della Guardia di finanza di Agrigento.

Sobrà ha parlato stamani nella sala stampa della caserma di via Atenea, con a fianco il comandante del Nucleo di polizia tributaria, tenente colonnello Fabio Sava, e il comandante della Compagnia di Agrigento, capitano Stilian Cortese.

"La nostra attività – ha spiegato il colonnello Sobrà - si pone come obiettivo quello di tutelare la comunità. Anche per il 2015 impronteremo il nostro lavoro sui profili preventivi e sugli accertamenti patrimoniali, sfruttando al massimo gli ampliamenti normativi in termini di misure di prevenzione. In questi mesi abbiamo cercato di ottimizzare i vari input arrivati nel corso del tempo. Sicuramente l'attenzione resterà sempre alta sulla pubblica amministrazione e sulle presunte percezioni indebite".

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Uno dei casi che avrà breve un risvolto sembra essere proprio quello delle 1133 riunioni di Commissione consiliare svolte nel 2014 dai consiglieri di Agrigento. Un'inchiesta che ha portato ad Agrigento i media nazionali (come la trasmissione "Ballarò" di Rai3 e "L’Arena" di Rai1) e che adesso, dopo i "siparietti" televisivi, sposterà probabilmente il "palcoscenico" nelle aule del Tribunale di Agrigento.

"L’indagine va avanti da diversi mesi – ha detto il capitano Cortese - , abbiamo acquisito gran parte della documentazione prodotta dal Consiglio comunale nel corso dell'anno e abbiamo approfondito diversi filoni d'indagine. Pensiamo che a breve potremmo giungere all'emersione di fatti costituenti reato. L'attenzione ovviamente è stata rivolta ai rimborsi, ai gettoni di presenza e a tutto il flusso di denaro che dal Comune è arrivato nelle tasche di alcuni consiglieri. Abbiamo ritenuto la situazione degna di attenzione investigativa e oggi possiamo dire che le indagini sono in stato avanzato. A breve cristallizzeremo alcune tra le situazioni più chiare e più note".

Parole che lasciano pochi dubbi: la Guardia di finanza, incaricata dalla Procura, ha scavato tra le carte del Comune di Agrigento e ha trovato elementi di rilevanza investigativa. Ma quello della Città dei templi non sembra essere l'unico ente sul quale le fiamme gialle hanno lavorato: "Il caso 'Gettonopoli' ad Agrigento – ha detto ancora il capitano Cortese - costituisce sicuramente un primo passo della tematica che probabilmente potrà trovare riscontro anche in altre città della provincia, sulle quali stiamo lavorando". 

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