Furbetti del cartellino al Comune, rinvio a giudizio per venti dipendenti

L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Alessandra Russo, è stata svolta sul campo dai carabinieri che avevano posizionato telecamere nascoste agli ingressi, dove si trova la macchinetta che legge i badge

Andavano al convegno sulla legalità durante l’orario dopo avere passato il badge, in modo che lo stipendio arrivasse regolarmente. Oppure si allontanavano per fare shopping o andare in chiesa per funerali e trigesimi. Per venti impiegati del Comune di Palma di Montechiaro, accusati di assenteismo, è stato deciso il rinvio a giudizio. La decisione di disporre l’approfondimento dibattimentale è del giudice Stefano Zammuto che ieri ha concluso l’udienza preliminare.

L’inizio del processo è stato fissato per il 29 ottobre. Altri quattro imputati hanno, invece, chiesto in precedenza il giudizio abbreviato. Nonostante il rito, in linea di massima, non preveda altre prove, la difesa ha ottenuto come «condizione» quella di sentire alcuni testi che dovrebbero confermare che gli imputati si sono allontanati dal posto di lavoro per ragioni di ufficio. L’accusa principale, per tutti, è di truffa perché avrebbero lasciato il posto di lavoro dopo avere attestato la loro presenza passando il badge. Undici di loro furono raggiunti da un provvedimento di sospensione dal servizio.

L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Alessandra Russo, è stata svolta sul campo dai carabinieri che avevano posizionato telecamere nascoste agli ingressi, dove si trova la macchinetta che legge i badge. Lo stesso pm Russo, in occasione della conferenza stampa di presentazione dell’operazione, aveva precisato che «i pedinamenti e i servizi di osservazione sono stati svolti in due fasi, nel 2014 e nel 2015, e hanno fatto emergere un fenomeno diffuso e collaudato che ha creato un danno economico e di immagine per l’ente oltre che un disservizio agli utenti visto che, peraltro, tre capi settori sono fra i principali indagati e gli uffici lasciati scoperti spesso erano strategici».

Il provvedimento interdittivo era stato deciso per Giuseppe Bellia, 63 anni, Matteo Bordino, 60 anni, Salvatore Castellino, 55 anni, Maria Collura, 55 anni, Salvatore Di Vincenzo, 53 anni, Rosa Maria Geluardi, 59 anni, Fabio Marino, 50 anni, Gioacchino Angelo Palermo, 58 anni, Anna Provenzani, 52 anni, Giuseppe Rumè, 61 anni, e Rosario Zarbo, 52 anni. Le accuse che hanno portato all’ordinanza, emessa come prevede la legge dopo un apposito interrogatorio, sono di truffa, peculato e false attestazioni commesse dal pubblico dipendente. Nella lista, in seguito, si sono aggiunti anche: Giuseppe Amato, 51 anni; Grazia Arcadipane, 52 anni; Silvana Cancialosi, 53 anni; Casimiro Gaetano Castronovo, 51 anni; Renato Castronovo, 64 anni; Calogero Mario Di Caro, 59 anni; Concetta Maria Di Vincenzo, 49 anni; Ignazio Falsone, 67 anni; Vittorio Inguanta, 64 anni; Francesco Lo Nobile, 67 anni; Fabio Nicoletti, 54 anni; Giuseppe Calogero Petrucci, 56 anni; Rosario Salerno, 56 anni; Pino Scerra, 66 anni e Baldassare Zinnanti, 64 anni.

Le posizioni di Geluardi e Nicoletti, alla prima udienza, sono state stralciate per un problema legato alle notifiche. Con ogni probabilità saranno processati a parte. Amato, Casimiro Gaetano Castronovo, Scerra e Bellia hanno chiesto attraverso i loro difensori (nel collegio, fra gli altri gli avvocati Santo Lucia, Francesco Scopelliti, Domenico Romano e Antonino Gaziano) di essere giudicati con il rito abbreviato alla condizione di sentire alcuni testimoni che dovrebbero confermare, secondo la strategia difensiva, che gli imputati si allontanavano dall’ufficio per un’esigenza lavorativa esterna. Questo troncone continua il 18 settembre con l’audizione dei testi che precederà la requisitoria e le arringhe difensive. Per gli altri venti, ieri mattina, è stato disposto il rinvio a giudizio.

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