Inchiesta antidroga "Big family", pene ridotte e non doversi procedere

Per due imputati è stato dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione

Per due imputati è stato dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione e per altri le pene sono state ridotte rispetto al giudizio di primo grado. Così ha deciso ieri sera la prima sezione della Corte di Appello di Palermo nel processo "Big Family", scaturito da un'inchiesta antidroga con epicentro Ribera dove la sostanza stupefacente sarebbe arrivata da Napoli.

In primo grado sei condanne e sette assoluzioni, pene per 46 anni di carcere. Riqualificazione del reato con il riconoscimento del fatto di lieve entità e non doversi procedere - secondo quanto riporta oggi il Giornale di Sicilia - per Giuseppe Triassi, di 30 anni, e Debora Arcadipane, di 28. In primo grado erano stati condannati a 6 anni di reclusione per singoli episodi di spaccio. Triassi è difeso dall'avvocato Giuseppe Tramuta e Arcadipane dall'avvocato Giovanni Forte. I due difendevano anche gli altri imputati tranne Carlo Giardiello, di 31 anni, che in primo grado era stato condannato 13 anni e 2 mesi e per il quale adesso la pena è scesa a 8 anni e 5 mesi. Per la madre di Giardiello, Ciretta Veible, di 56 anni, che era stata condannata dal tribunale di Sciacca a 7 anni e 6 mesi, i giudici d'appello hanno ridotto a 7 anni. Passa da 7 anni a 6 anni e 4 mesi Maria Sedita, di 42 anni, mentre è stata ridotta da 6 anni e 4 mesi a 6 anni di reclusione la pena per Giuseppe Failla, di 54 anni.

Per tutti il sostituto procuratore generale, Rita Fulantelli, aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado. 

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