Coronavirus, imprenditore lancia un appello: "Rischiamo di non riaprire più, lo Stato ci aiuti"

I proprietari delle attività commerciali non "strategiche" sono chiusi da oltre 20 giorni e si trovano assediati dai fornitori, senza avere al momento né aiuti né informazioni

Il raffadalese Giuseppe Pane

"Beati coloro che possono restare a casa sul divano: io vorrei poter tornare a lavorare, perché le tasse non si sono fermate". A parlare, con un lungo appello affidato agli organi d'informazione, è il raffadalese Giuseppe Pane, titolare di una attività commerciale dell'edilizia. 

"Lo Stato nella notte tra l'undici e il dodici marzo mi costringe a chiudere l'attività - dice rivolto al sindaco Silvio Cuffaro - ma non è affatto vero che sono state sospese tutte le pendenze. Anzi. La sospensione dei mutui ipotecari e aziendali è oggi avvenuta in parte, ad esempio, perché non tutte le banche sono prontamente allineate nell’esecuzione: alcune intervengono rapidamente altre dopo 20 giorni di silenzio rimandano tutto a data da destinarsi, per mancata pianificazione delle procedure di esecuzione, quelle in essere sono astruse e ingarbugliate". Pane denuncia inoltre come "la burocrazia in circostanze di emergenza come queste, non snellisce i passaggi procedurali".

Gli imprenditori, nell'impossibilità di tornare al lavoro, si trovano assediati dai fornitori, e non hanno oggi né aiuti né informazioni.

"Mi sento avvilito ed arrabbiato - dice Pane -, In questo quadro il doveroso '#io resto a casa' suona come l’ennesima beffa quando qualcuno aggiunge 'comodamente dal divano': beati coloro che lo possono fare! Io sogno di ritornare a lavorare. In conclusione, stando così le cose, sento che la mia attività, come quella di molti altri, è a forte rischio chiusura - conclude Pane - ma se ciò dovesse verificarsi dopo 45 anni, per evidenti responsabilità a me non ascrivibili, denuncerò Stato, banche, fornitori tutti, pretendendo un eventuale e congruo risarcimento, prontissimo a difendere, in ogni modo, anche fisicamente il mio lavoro, il mio negozio, la mia casa, la mia vita contro chiunque osi attentare a tutto questo".

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Pane, in conclusione, chiede aiuto al primo cittadino di Raffadali, molto attivo in questi giorni sul fronte Covid-19, di farsi carico del grido d'aiuto lanciato a nome di tanti altri commercianti.

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