Racket mafioso a costruttori, in aula le vittime confermano le accuse

Gli imprenditori Ettore e Sergio Li Causi: "Militello è venuto a dirci che dovevamo fare un regalino e che lo mandavano quelli di Agrigento"

Da sinistra Massimino e Militello

"La prima volta è venuto chiedere se potevamo farlo lavorare come piastrellista, subito dopo ci ha detto che lo mandavano quelli di Agrigento e che bisognava fare un regalino". Gli imprenditori Sergio ed Ettore Li Causi confermano in aula le accuse nel processo di appello a carico del boss Antonio Massimino, 50 anni, accusato di avere imposto il racket a due noti costruttori agrigentini, e del suo presunto braccio destro Liborio Militello, di un anno più grande.

In primo grado, il 19 aprile dell'anno scorso, il gup di Palermo, Fabrizio Molinari, ha deciso l’assoluzione di Massimino e la condanna di Militello a quattro anni di reclusione. Sia i pubblici ministeri della Dda Claudio Camilleri e Alessia Sinatra che il difensore di Militello, l’avvocato Giovanni Castronovo (Massimino è difeso dall’avvocato Salvatore Pennica) hanno impugnato il verdetto e la vicenda sarà, adesso, interamente ridiscussa. La Corte di appello ha deciso, su richiesta del pg, di ascoltare in aula le due presunte vittime dell'estorsione che hanno confermato le accuse. Tre le ipotesi di tentata estorsione al centro del processo. 

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