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Prostituzione a Licata, giovani costrette anche ad abortire

I dettagli dell'operazione "Lenone 2", che ha portato allo smantellamento di un giro di prostituzione a Licata. Le ragazze venivano costrette ad avere rapporti non protetti andando incontro a gravidanze poi interrotte

Redazione16 maggio 2012

Funzionava un po' come i casting cinematografici: andavano in Romania, reclutavano le ragazze – talvolta minorenni – e le portavano poi a Licata e nei paesi limitrofi dove le facevano prostituire. Una vita talmente stressante, quella imposta dai gestori del giro di prostituzione, tanto da indurre una giovane vittima a pensare al suicidio come "liberazione". I carabinieri della Compagnia di Licata, agli ordini del capitano Massimo Amato, hanno messo fine a questo giro di prostituzione. Quattordici in tutti le persone per le quali il gip del Tribunale di Agrigento ha ordinato l'arresto, su richiesta del procuratore aggiunto Ignazio Fonzo e del pm Andrea Bianchi, nell'ambito dell'operazione "Lenone 2", continuazione della "Lenone", che nel 2009 portò all'arresto di 8 persone per gli stessi reati.

Secondo gli investigatori, il numero uno dell'organizzazione sarebbe stato Giuseppe Grillo, 55 anni, di Licata. Lui, intercettato dai militari, si definiva "il padrone delle ragazze". Affiancato da Adriana Maria 'Cristina' Radulescu, di 27 anni, originaria di Curtea de Arges (Romania), l'uomo avrebbe reclutato e poi gestito le ragazze insieme agli altri indagati. Durante le indagini, gli inquirenti hanno potuto accertare che il sodalizio è arrivato a gestire anche 12 ragazze contemporaneamente, alcune delle quali minorenni.

 

 

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Le richieste da parte dei clienti erano più o meno sempre quelle: sesso preferibilmente senza protezione. E così è capitato per almeno due volte (quelle accertate dalle indagini) che le prostitute rimanevano incinte. Gli organizzatori del giro hanno costretto in entrambi i casi le ragazze ad abortire; e di certo non andando in un centro specializzato o in un ospedale, ma utilizzando un mix micidiale per il feto, ovvero acqua calda e candeggina. Ed ancora, una delle ragazze costrette a prostituirsi aveva contratto una malattia sessualmente trasmissibile; nonostante ciò, continuava ad essere costretta a fare sesso non protetto.

Nel corso dell'operazione, i carabinieri hanno anche sequestrato il "Paradise club", un night club di Licata. All'arrivo dei militari dell'Arma, piombati nel locale nel cuore della notte, il Paradise era in piena attività, con diversi clienti e numerose ragazze.

Adesso i carabinieri, e ancor di più la Procura della Repubblica, non intendono abbassare la guardia. Anzi: intendono approfondire e non interrompere le indagini, a caccia di eventuali nuovi sodalizi.

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