Pronto soccorso invasi dai pazienti e servizio carente: l'Asp corre ai ripari

Ogni cento persone che entrano fino a 15 restano in attesa per più di 24 ore e solo 70 vanno via entro sei ore dal loro ingresso

(foto ARCHIVIO)

Nel 2018 ogni cento persone entrate in un pronto soccorso degli ospedali agrigentini tra le 5 e le 14 sono rimasti ad attendere di essere curati per almeno 24 ore.

Sono questi alcuni dei dati forniti dalla stessa Azienda sanitaria provinciale che nei giorni scorsi ha pubblicato un piano aziendale per la gestione di situazioni di sovraffollamento nei Pronto soccorso. Uno strumento ancora da affinare, in realtà, dato che al momento è stata unicamente individuata la struttura che dovrà occuparsi di verificare le criticità e cercare una soluzione per esse e chi è responsabile della stessa, cioè il cosiddetto "bed manager". Certo è però che questo strumento è già abbastanza utile per avere un quadro complessivo della situazione di vera e propria emergenza che vi è in atto.

Inaugurato il nuovo Pronto soccorso del San Giovanni di Dio: era il 2017

La crescita degli accessi nei Pronto soccorso negli ultimi otto anni, ad esempio, è stata esponenziale: siamo passati dai 118.731 accessi su base provinciale del 2010 ai 148.824 accessi del 2018, con picchi rilevanti tra il 2013 (150.871) e il 2015 (147.426). Lo scorso anno a registrare il numero maggiore di pazienti è stato il "San Giovanni di Dio" con oltre 57.900 ingressi, dei quali oltre 40.500 codici verdi e oltre 1.400 codici bianchi. Un'informazione abbastanza importante, perché significa che una parte rilevante di coloro che mettono piede in ospedale in realtà potevano essere gestiti dai medici di famiglia o dalle guardie mediche, servizi che però in questi anni non si è riusciti affatto a potenziare come si sarebbe dovuto fare.

Ribera, il sindaco Pace contro l'Asp: "Troppi disservizi all'ospedale Parlapiano"

Questo nonostante sia la stessa Asp a ritenere che "il sovraffollamento dei Pronto soccorso e gli eccessivi tempi di permanenza in tali strutture sono sovente associati alla compromissione della qualità delle cure prestate e a molteplici esiti negativi, quali la mortalità, il ritardo nell'effetuazione di accertamenti diagnostici e all'inizio delle terapie necessarie, l'aumento di errori ed eventi avversi, il basso livello di soddisfazione dei pazienti e dei loro familiari".

E parlando di tempi di permanenza, secondo i dati della stessa Asp i pazienti che restano per meno di sei ore sono ad Agrigento meno dell'ottanta percento (72.17% nel 2016, 77.31% nel 2017 e 76.01% nel 2018) a fronte di un risultato atteso dall'asp tra l'83 e l'85% ed uno standard previsto a livello nazionale del 95%. Agrigento ha il risultato peggiore insieme a Sciacca (che però ha raggiunto lo scorso anno il 78.05%) con Licata e Ribera che riescono più o meno a superare lo standard dell'Azienda. 

Pessimi i dati, complessivamente, se si guarda invece ai pazienti che rimangono dentro il pronto soccorso oltre le 24 ore: sono stati il 14,68% a Ribera, il 13.77% a Licata, il 10,10% a Canicattì e il 5.30% ad Agrigento sempre guardando al 2018.

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