"Rapina con pestaggio all'uscita del ristorante con bottino di 121mila euro", chiesti due rinvii a giudizio

La vittima è un imprenditore che stava cenando con un amico che fece da basista, facendo scattare l'agguato all'esterno

Il 15 ottobre davanti al gup Stefano Zammuto. L'inchiesta che ha fatto luce sulla maxi rapina con bottino di oltre 120 mila euro di cui fu vittima un imprenditore di Lampedusa, tradito da un amico che fece - sostiene l'accusa - da basista, approda in aula per l'udienza preliminare.

Il pubblico ministero Chiara Bisso ha chiesto il rinvio a giudizio di due empedoclini. Si tratta di Francesco Di Stefano, 42 anni e Salvatore Bartolomeo, 50 anni. La vittima, un imprenditore di Lampedusa, aveva appena cenato in un ristorante a Porto Empedocle insieme a un amico che, in realtà, avrebbe fatto da basista. I due imputati, difesi dagli avvocati Rosario Fiore e Ninni Giardina, sono accusati di rapina in concorso. L’episodio al centro dell’inchiesta risale al primo settembre del 2015. Un imprenditore di 76 anni di Lampedusa stava cenando in un ristorante insieme a Bartolomeo, il quale era a conoscenza del fatto che teneva un borsello con 121.200 euro in banconote di vario taglio.

Bartolomeo, sostiene l’accusa, avrebbe comunicato gli spostamenti a Di Stefano. Quando l’uomo si accinse a salire sull’auto, i due rapinatori incappucciati lo colpirono con un pugno e gli strapparono dalle mani il borsello. Le indagini della polizia consentirono di individuare Di Stefano e, in un secondo momento, Bartolomeo. Del secondo assalitore ancora nessuna traccia. 

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