"Nascose arresto figlio e addio moglie per avere il reddito di cittadinanza", confermato sequestro tessera

Giovanni Colombo avrebbe attestato il falso per non incappare nella riduzione e nella revoca del beneficio previsto per i non abbienti

“Ha attestato il falso omettendo indicazioni rilevanti e dovute che avrebbero provocato almeno una riduzione del reddito di cittadinanza”. Il tribunale del riesame di Agrigento, presieduto da Wilma Angela Mazzara, ha confermato il sequestro della carta postale con cui materialmente viene prelevato il denaro per il sussidio riconosciuto dallo Stato a chi è in difficoltà economiche.

L'indagato è Giovanni Colombo, 53 anni, di Porto Empedocle, al quale si contesta di avere omesso la circostanza, al momento di presentare la domanda, che il figlio della compagna - il ventiseienne James Burgio - era finito in carcere nell'ambito dell'operazione antimafia Kerkent e, quindi, non avrebbe dovuto provvedere al suo sostentamento quotidiano. Altra circostanza contestata è quella di non avere comunicato che la stessa compagna aveva trovato un'occupazione.

I difensori, gli avvocati Salvatore e Luca Collura, avevano chiesto l’annullamento del sequestro insistendo nella buona fede. In relazione alla prima contestazione, vale a dire la mancata segnalazione dell'arresto del figlio della compagna, avvenuto il 5 marzo del 2019, i legali hanno sostenuto che "nel modulo prestampato si chiede solo di indicare i componenti del nucleo familiare ed è stata data questa interpretazione".

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I giudici bocciano la tesi e spiegano: “Avrebbe potuto, comunque, informarsi. Si tratta di un fatto che non poteva non essere conosciuto”. Un'altra contestazione è relativa all'avere omesso la circostanza che, nei mesi successivi, la propria compagna aveva trovato un'occupazione. I suoi legali, sul punto, hanno sostenuto che "è stato lo stesso Colombo a denunciare ai carabinieri l'abbandono del tetto coniugale da parte della donna di cui non ha avuto più notizia. Non ha segnalato l'avvenuta occupazione perchè non lo sapeva". I giudici spiegano: “Doveva comunicare le mutazioni del nucleo familiare e si era impegnato a farlo.

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