Dall'arciprete al ristoratore, ecco il ritratto "empedoclino" di Andrea Camilleri: "San Calogero l'aggancio con la sua terra"

Il sacerdote: "Gli ho chiesto come mai qualche spezzone del film sul commissario Montalbano non veniva girato dalle nostre parti e mi disse d'avere scritto una lettera al ministro di allora. Il commento di Camilleri fu, in dialetto: 'A mettiri na littra in un funnu di buttiglia e lassala a mari, avissi avutu cciu furtuna'"

Una veduta della via Roma di Porto Empedocle

C'era un bar, negli ultimi anni diventato ristorante: il "Vigata restaurant", dove Andrea Camilleri, durante le sue visite a Porto Empedocle, non mancava mai d'andare: era il suo preferito. Boccale di birra in mano e sigaretta accesa stava al tavolo davanti la porta, sulla via Roma, e firmava autografi o dediche sui libri a quanti lo avvicinavano.

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"Avevo 7 o 8 anni quando l'ho conosciuto - ricorda Salvatore Donato, il responsabile del ristorante Vigata che è di proprietà della famiglia Butera, - . Aveva un aspetto schivo ma era tutt'altro: molto disponibile, alla mano. Non lo vedevamo di presenza, a Porto Empedocle, da anni, ma sappiamo tutti che ha sempre avuto questa città nel suo cuore. E il suo è stato un forte richiamo per il nostro paese. Ho avuto dei clienti argentini che mi dicevano d'aver fatto tappa a Porto Empedocle proprio perché appassionati di Andrea Camilleri. Inizialmente - spiega Salvatore Donato - avevo creduto che fosse una frase di circostanza e invece, parlando con loro, mi sono accorto che sapevano tutto dello scrittore e di Vigata. Purtroppo, Porto Empedocle che è Vigata è stata sottovalutata e dunque penalizzata. Se non fosse andata così, le presenze turistiche in questa città sarebbero almeno triplicate". In uno dei muri interni al ristorante c'è una foto del maestro e una sua frase, tratta dal romanzo "Il giro di boa": "Mangiare di prescia non è mangiare, semmai al massimo è nutrirsi".

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"Abbiamo parlato del commissario Montalbano e delle mancate riprese del film a Porto Empedocle, ma abbiamo parlato anche della sua devozione a San Calogero e mi ha detto che, in ogni stanza della sua casa a Roma, c'è una immagine del santo". Lo dice, tornando a raccontare l'incontro avuto con Andrea Camilleri a Pasqua del 2017, l'arciprete di Porto Empedocle don Leopoldo Argento. "Gli ho chiesto come mai qualche spezzone del film sul commissario Montalbano non veniva girato dalle nostre parti e mi disse - ricostruisce don Leo - d'avere scritto una lettera al ministro di allora. Il commento di Camilleri fu, in dialetto: 'A mettiri na littra in un funnu di buttiglia e lassala a mari, avissi avutu cciu furtuna (A mettere una lettera in un fondo di bottiglia e lasciarla in mare, avrei avuto più fortuna ndr)'. Abbiamo parlato anche di San Calogero, mi ha citato il detto di un papa: 'Quando andremo in paradiso ne vedremo delle belle', ossia non troveremo chi ci aspettavamo di vedere e ci sarà chi non ci aspettavamo. Credo che San Calogero fosse per lui un aggancio con la sua terra di Porto Empedocle e, indirettamente, un aggancio con Dio perché non sempre si esprime e si esterna la fede. Credo che la sua fosse una fede implicita".

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Camilleri è stato anche visto come uomo schivo. "Non mi ha fatto questa impressione, mi è sembrata una persona molto disponibile, buona, alla mano. Un uomo di esperienza, consapevole dell'essere famoso - ha detto don Leopoldo Argento - ma molto cordiale. Quell'incontro lo porto nel mio cuore". 

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