Politici iscritti a logge massoniche, i Comuni non pubblicano gli elenchi

La legge regionale è stata approvata a fine ottobre e imponeva che si rendesse noto il nome di consiglieri, assessori e sindaci iscritti ad associazioni segrete: quasi nessuno si è attivato

(foto ARCHIVIO)

La legge, per quanto contestata, era chiarissima. Fin dal titolo: "obbligo dichiarativo dei parlamentari dell’Ars in tema di affiliazione a logge massoniche o similari". Entro 45 giorni dall'insediamento e, nello specifico, entro 45 dall'approvazione della norma in questione, tutti i parlamentari avevano l'obbligo di firmare "una dichiarazione anche negativa sull'eventuale appartenenza a qualunque tiolo ad associazioni massoniche o similiari che creino vincoli gerarchici, solidaristici e di obbedienza, qualora tale condizione sussista, precisandone la denominazione". Un obbligo esteso con un emendamento in aula all'Ars anche ai consiglieri comunali, ai sindaci, agli assessori.

Tutte queste comunicazioni dovevano essere depositate, nel caso dei comuni, presso l'ufficio di gabinetto del sindaco con l'onere, poi,  da parte del Comune, di pubblicare sui siti web istituzionali chi aveva fornito e chi no la certificazione in merito e, anche, chi si dichiarava appartenente alle associazioni o meno. Tutto con il diritto di "obiezione" come fatto proprio da due parlamentari regionali, che contestavano nel merito quello che hanno ritenuto un'attività di schedatura.

Insomma, la cosa in sè non è così complessa. E invece? Invece, per quanto il termine sia ampiamente scaduto, molti comuni non hanno ad oggi pubblicato nulla sui propri siti on line. Potremmo dire tutti, ma c'è il rischio di sbagliare. In realtà la complessità delle sezioni "amministrazione trasparente" e l'assenza di indicazioni specifiche da parte della Regione su come questo atto va pubblicato rendono difficile verificare al 100% la presenza-assenza di questo tanto ambito elenco. Ad ogni modo ci risulta che, a partire dal capoluogo, molti segretari generali si siano attivati per chiedere a consiglieri e amministratori la tanto agognata certificazione, molto speso ottenendola con nessun politico dichiaratosi appartenente alla massoneria. Potrebbe essere, insomma, solo un problema di caricamento dei dati digitali che starebbe un po' stentando ad essere avviato, anche se forti sono state le polemiche soprattutto nell'area del belicino, dove se da un lato vi sono stati consiglieri comunali che si sono rifiutati di rispondere all'annoso quesito, altri si sono apertamente dichiarati appartenenti alla massoneria. Anche qui, però, non siamo riusciti a trovare traccia dell'elenco.

La Regione, al momento, non avrebbe manifestato di aver "fretta" (anche perché pure Sala d'Ercole e  Palazzo d'Orleans hanno consumato tutto il tempo a disposizione prima di caricare l'elenco in questione)  ma non è escluso che possa iniziare a chiedere conto ai Comuni del rispetto della normativa.

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