L'inchiesta sullo stop alle demolizioni, la stanza e il telefono del sindaco erano intercettati

Il retroscena emerge dal secondo procedimento "gemello" che il giudice ha accorpato al primo

Stefano Castellino

Microspie nella stanza del sindaco e telefono sotto controllo. Dopo le esternazioni di Stefano Castellino, che la sera dell’elezione annunciò di volere bloccare le demolizioni e “stracciare” il protocollo firmato dal suo predecessore Pasquale Amato, la Procura di Agrigento mise sotto intercettazione il neo primo cittadino di Palma. I retroscena emergono dagli atti del procedimento “gemello” a suo carico che ieri è stato unificato a quello principale dal giudice dell’udienza preliminare Francesco Provenzano. 

Castellino è accusato di avere bloccato le demolizioni per averne, in cambio, un consenso elettorale. La richiesta di unificare i due processi, all’udienza precedente, era stata presentata congiuntamente dal pubblico ministero Gloria Andreoli e dai difensori dell’imputato, gli avvocati Santo Lucia e Vincenzo Alesci.

Castellino aveva chiesto di essere sentito ma ieri, alla luce del contenuto delle intercettazioni a suo carico la cui esistenza si è appresa in seguito, ha rinunciato a questo strumento di difesa. Si torna in aula il 16 novembre. L’amministratore è imputato di falso ideologico, abuso di ufficio e rifiuto di atti di ufficio. 

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