Agguato mortale per vendicare uno "sgarro", condanne ridotte all'appello bis

Secondo la Corte di assise di appello di Palermo non furono "futili" i motivi dell'agguato a colpi di pistola che il 22 aprile del 2011 costò la vita al palmese Nicolò Amato, 64 anni. Sconto di pena per Nicola e Vincenzo Bonfanti

Nicola e Vincenzo Bonfanti

Secondo la Corte di assise di appello di Palermo non furono “futili” i motivi dell’agguato a colpi di pistola che il 22 aprile del 2011 costò la vita al palmese Nicolò Amato, 64 anni, rimasto ucciso contrariamente al figlio Diego che è sopravvissuto. Al tempo stesso i giudici non hanno voluto concedere le attenuanti della provocazione.

Le condanne, comunque, al processo di appello “bis”, fissato dopo che la Cassazione ha annullato la sentenza proprio per valutare questi due aspetti, sono state ampiamente ridotte. Ventuno anni e sei mesi di reclusione per Vincenzo Bonfanti, 62 anni; ventuno per il figlio Nicola. In precedenza al padre erano stati inflitti 30 anni, al figlio 27.

L'agguato, che sarebbe stato deciso per vendicare alcuni contrasti di natura economica, è scattato il 22 aprile del 2011. Amato, che affittava ai Bonfanti i locali del bar pizzeria “La Fontana”, a Palma, non avrebbe ricevuto i soldi relativi al pagamento di alcune bollette e avrebbe deciso di vendicarsi mettendo i lucchetti alle saracinesche per impedire loro di tornare dentro i locali e riprendere le loro attività. La reazione dei Bonfanti sarebbe stata la peggiore immaginabile: il padre e i due figli avrebbero organizzato l’agguato proprio davanti all’esercizio commerciale dove avevano atteso i rivali per vendicare l’affronto.

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