Addio al celibato o convivenze di fatto con anziani: ecco come venivano "utilizzate" le prostitute

Cinquanta le persone che sono state iscritte nel registro degli indagati. Il dirigente del commissariato: "Le misure cautelari eseguite nelle ultime ore, sono soltanto la punta dell'iceberg"

I destinatari delle misure cautelari ai domiciliari

I clienti venivano chiamati "caffè". I soldi - i corrispettivi delle prestazioni sessuali - "fogli" o "foglie". Nonostante il linguaggio criptico utilizzato dagli indagati durante le conversazioni telefoniche, i poliziotti del commissariato di Palma di Montechiaro sono riusciti a portare alla luce il vasto giro di prostituzione. Cinquanta le persone che sono state iscritte nel registro degli indagati. "Le misure cautelari ai domiciliari, eseguite nelle ultime ore, sono soltanto la punta dell'iceberg" - ha confermato il commissario capo Tommaso Amato, che è alla guida del commissariato di Palma di Montechiaro - .  Le indagini, di fatto, proseguono. 

L'addio al celibato

Le prostitute, sei nello specifico, erano sempre a disposizione. Anche per gli addii al celibato. Le intercettazioni telefoniche e ambientali - di cui si sono avvalsi i poliziotti di Palma di Montechiaro per sviluppare le indagini - hanno portato alla luce anche il caso "in cui a Negoita venivano richieste delle prostitute per un addio al celibato - ha spiegato, durante la conferenza stampa, il commissario capo Tommaso Amato - . Ma le prestazioni sessuali avvenivano anche in macchina, nei pressi dei giardini pubblici della villa comunale. Una situazione di assoluto degrado - ha sottolineato il dirigente del commissariato di polizia - specie quando una prostituta si lamentava con gli altri indagati perché la prestazione era stata interrotta dal bambino, che era sulla stessa auto, che si era svegliato all'improvviso".

"Facevano prostituire anche compagne e suocere"

"Il romeno che, al momento, è irreperibile faceva prostituire anche la propria compagna, ma c'era anche chi faceva prostituire la consuocera - ha aggiunto il dirigente del commissariato di Palma di Montechiaro - . La romena fermata in provincia di Crotone era invece in contatto con gli altri indagati e, in una circostanza, portò da Crotone una prostituta per poi incassare i compensi e dividerli con gli altri. L'unico soggetto indagato di Palma, fra il 2016 e il 2017,  sfruttava - prosegue la ricostruzione del commissario capo Tommaso Amato - una donna romena, accompagnandola dai clienti e ne sfruttava l'attività percendo delle somme che andavano da 15 a 20 euro per prestazione".

Romene per convivenze di fatto 

"La clientela era mista, arrivavano anche da fuori Palma di Montechiaro. Cento euro la prestazione - ricostruisce ancora il commissario capo Amato - . Rientra fra le modalità di sfruttamento della prostituzione anche il fatto che i romeni mediavano per far conoscere delle prostitute romene a degli anziani di Palma di Montechiaro, romene che avrebbero fatto compagnia agli uomini soli e che avrebbero garantito prestazioni sessuali. I mediatori ne avrebbero ricavato dalle 200 alle 400 euro mensili". 

Il via all'inchiesta

Le indagini sono partite dopo che i poliziotti hanno ricevuto una denuncia per sottrazione di minore. E indagando, appunto, hanno scoperto il giro di sfruttamento della prostituzione. "Durante le indagini abbiamo appurato che gli alloggi utilizzati cambiavano sempre: la comunità romena è molto numerosa a Palma così come a Canicattì. E poi venivano utilizzate le automobili. C'è stato un momento, durante l'attività investigativa, - ha concluso il commissario capo Tommaso Amato - in cui Negoita ha perso il cellulare e abbiamo sentito che si lamentava per il calo d'affari".  

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