Cugini presi con marijuana e cocaina, uno dei due scagiona l'altro che collabora e fa scattare altro blitz: annullato arresto

Il ventitreenne Simone Inguanta è tornato libero, il secondo indagato non ha presentato ricorso al tribunale del riesame

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Il cugino, che dopo l'arresto ha fatto delle ammissioni coinvolgendo pure una terza persona arrestata nei giorni successivi, lo aveva scagionato dicendo che i 44 grammi di cocaina che aveva addosso erano solo suoi. Simone Inguanta, 23 anni, a sua volta trovato con dodici grammi di marijuana in tasca, è stato rimesso in libertà: i giudici del tribunale del riesame hanno annullato l'ordinanza cautelare emessa dal gip Francesco Provenzano che aveva disposto i domiciliari per lui e per il cugino Rosario di dodici anni più grande.

I giudici del tribunale della libertà di Palermo hanno accolto il ricorso del difensore, l'avvocato Santo Lucia, secondo cui "la versione del parente, da ritenere attendibile visto che dal suo racconto ne è scaturito l'arresto di un'altra persona, è coerente e lineare. Della cocaina, trovata in possesso di Rosario Inguanta, secondo quanto detto da lui stesso - ha aggiunto il difensore in aula -, Simone non sapeva nulla. Per quanto riguarda la marijuana non ci sono elementi per dire che fosse destinata allo spaccio visto che non sono stati trovati, ad esempio, strumenti per il taglio, il peso o il confezionamento". Il ragazzo, dopo l'annullamento del provvedimento restrittivo, ieri è tornato libero.

Nessun ricorso al riesame da parte dell’altro indagato, difeso dall’avvocato Francesco Scopelliti, che avrebbe fatto ammissioni prima e durante l’interrogatorio di convalida, coinvolgendo pure una terza persona arrestata nei giorni successivi. 

Il loro arresto è scattato iI sabato di Pasqua. I poliziotti del commissariato di Palma di Montechiaro, in pieno lockdown, nel corso di un posto di controllo delle strade, finalizzato soprattutto a verificare il rispetto delle norme anticontagio del Coronavirus, che vietano gli spostamenti, li hanno perquisiti e hanno trovato la droga nascosta nelle tasche. 

Per i due cugini, che stavano rientrando da Licata, era scattato l'arresto con l'accusa di detenzione ai fini di spaccio di droga. Gli agenti avevano predisposto un posto di controllo: l’azione di vigilanza delle forze dell’ordine, finalizzata a sanzionare chi si sposta senza una valida ragione rappresentando un pericolo per se stesso e gli altri, in quei giorni di lockdown totale era stata rafforzata. I due palmesi erano a bordo di un’auto e non hanno saputo dare una spiegazione della loro presenza in giro, considerato che, peraltro, provenivano da un altro Comune. Gli agenti, quindi, anche per il loro atteggiamento sospetto, hanno deciso di controllarli e la perquisizione ha confermato i dubbi: nelle tasche dei due cugini c’erano le dosi di cocaina e marijuana.

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Negativo, invece, l’esito della perquisizione nell’auto. Il pubblico ministero Cecilia Baravelli, nell’attesa dell’interrogatorio di convalida, li aveva posti agli arresti domiciliari: misura poi confermata dal gip Francesco Provenzano e adesso impugnata dal solo Simone Inguanta e annullata. 

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