Droga non pagata e poco "rispetto", Massimino pensa ad un "segnale" forte contro gli empedoclini

Secondo quanto emerge dalle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal Gip Walter Turturici, il boss ipotizzava "una spedizione con l’impiego di armi da sparo”

Vi sarebbero stati ripetuti ritardi e mancati pagamenti, per significativi importi di denaro, riconducibili all’acquisto di diverse partite di stupefacente da parte degli empedoclini. Antonio Massimino avrebbe dunque avanzato delle richieste di incontro. Ma visto che il presunto faccia a faccia sarebbe stato disatteso, il boss avrebbe pianificato l’intenzione di “voler dare un segnale forte agli empedoclini, organizzando una spedizione a Porto Empedocle con l’impiego di armi da sparo”. Emerge anche questo dalle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal Gip Walter Turturici del tribunale di Palermo su richiesta della Dda, scaturita dall’inchiesta Kerkent che è stata sviluppata sul campo dalla sezione Dia di Agrigento. La spedizione non verrà però portata a termine a seguito dell’interessamento di alcuni favaresi “i quali,  verosimilmente, - scrive il giudice per le indagini preliminari - faranno desistere Antonio Massimino dal proposito”. Ma per investigatori e inquirenti si tratta di un  “altro rilevante episodio, nel quale emerge la spiccata personalità criminale di Antonio Massimino, quale capo indiscusso del sodalizio”.

Massimino e il debito di droga non pagato: "Ci dugnu du pumpati"

La presunta vicenda, sulla quale si sono soffermati gli investigatori della Dia e i magistrati della Dda di Palermo, riguarda una “delicata controversia sorta tra il gruppo criminale di Antonio Massimino e il gruppo empedoclino rappresentato da Valentino Messina, Francesco Di Stefano, comunemente indicato come ‘Franco’, e Francesco Luparello. Il contrasto ha ad oggetto i ripetuti ritardi e mancati pagamenti per significativi importi di danaro riconducibili all’acquisto di diverse partite di stupefacente da parte degli empedoclini – scrive il giudice per le indagini preliminari - . Il perdurare della vicenda, evidentemente interpretato come un disonorevole comportamento che ‘manca di rispetto’ ad Antonio Massimino porterà quest’ultimo a maturare la decisione estrema dell’utilizzo delle armi al fine di ribadire il proprio ruolo nel panorama criminale agrigentino e per perseguire celermente le finalità dell’associazione”.

Arrestati due presunti fiancheggiatori di Antonio Massimino 

Tutto sarebbe accaduto, stando alle investigazioni, nell’agosto del 2015. Il 13 agosto, alle 17,57, sarebbe stata intercettata una telefonata fra Antonio Massimino e Angelo Iacono Quarantino. “La conversazione tratta di un incontro non andato a buon fine tra Giuseppe Messina e un uomo non meglio indicato e Francesco Di Stefano, inteso ‘Francois’ di Porto Empedocle – ricostruisce il Gip - . La questione è sorta in quanto quest’ultimi due, alle precedenti ore 17, non si sono presentati ad un ulteriore appuntamento fissato con gli uomini di Massimino, per il quale ha fatto da mediatore l’empedoclino Angelo Iacono Quarantino. Dalla conversazione appare chiaro che l’intervento di Antonio Massimino è finalizzato a riprendere e intimorire Francesco Di Stefano a causa della esposizione debitoria venutasi a creare per acquisti di sostanza stupefacente, ma anche in ragione del comportamento irriguardoso tenuto dagli empedoclini”. 

Torna di moda il traffico di droga, Massimino "lavorava" su tre canali 

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