"Intitoliamo una strada a Marco Vinci", commozione e rabbia di una comunità incredula

Parole di solidarietà espresse anche dall'arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro: "Sono vicino e prego con voi"

Marco Vinci (Foto da Facebook)

“Sono vicino e prego con voi e per la vostra città”. Con queste parole l’arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, si è rivolto alla comunità di Canicattì dopo l’omicidio del giovane Marco Vinci, accoltellato a morte al culmine di una lite davanti ad un pub.

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È il segno che si tratta di una tragedia che ha sconvolto, non solo Canicattì, ma l’intera comunità agrigentina. Commozione, rabbia ed indignazione. Sono questi alcuni dei sentimenti che trapelano tra i cittadini, scossi dalla morte di un ragazzo di appena 22 anni, che ha perso la vita per difendere una donna da “avances” troppo insistenti.

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I social network sono un fiume in piena. Tantissimi i commenti di chi ha voluto sfogare lo sdegno per una morte arrivata troppo presto. “Propongo a gran voce una strada intitolata a Marco, un ragazzo puro di cuore che non ha esitato un secondo a difendere una signora in difficoltà”, ha scritto una donna sulla pagina Facebook “Canicattì e canicattinesi nel mondo”. Rabbioso il commento di un’altra: “Che animali esistono a Canicatti? Non ci sono solo cani randagi, ma porci furiosi che non meriterebbero di vivere”.

VIDEO: MORTO PER AVER DIFESO UNA DONNA

C’è anche chi si indigna per i tanti testimoni che avrebbero assistito alla lite tra il giovane e Daniele Lodato, l’uomo fermato dai carabinieri e accusato del delitto, senza intervenire per sedare gli animi. “Un popolo così fa schifo, - commenta Silvana - come al solito si è comportato come le famose tre scimmiette”. La pensa allo stesso modo Giuseppe: “Senza colpevolizzare nessuno, mi chiedo chi era lì non ha avuto modo di fare qualcosa? Io come padre mi sento coinvolto e chiedo all'amministrazione comunale di costitursi parte civile nell'eventuale processo a carico dell'individuo che ha commesso questo crimine”.

“Genitori e figli dobbiamo scendere in piazza, - scrive Gabriele - la nostra voce deve essere corale. Questo ragazzo, la sua famiglia deve sapere che tutti siamo indignati. Giovani preparate una fiaccolata in suo nome”.

Infine, don Giuseppe Argento, vicario foraneo di Canicattì, lancia un appello ai cittadini: “Non è possibile, non è concepibile che un fratello alzi la mano contro un altro fratello. Si ripete la storia di Caino e Abele. Uniamoci in preghiera alla processione del Corpus Domini”. 

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