Omicidio di Pordenone, l'appello del procuratore: "Chi sa, parli"

Gli inquirenti, che in atto hanno escluso solo la pista dell'omicidio-suicidio per non aver trovato sul posto l'arma, stanno scandagliando le vite private dell'agrigentina e del suo compagno. Il procuratore Martani che coordina le indagini, ha invocato la collaborazione dei cittadini

Si è conclusa in tarda serata l'autopsia di Teresa Costanza e Trifone Ragone, la coppia di giovani uccisi martedì sera fuori dal palazzetto dello sport di Pordenone. Dai primi esami, effettuati anche dal Reparto crimini violenti del Ros di Roma e dal Ris di Parma che hanno anche prodotto gli accertamenti tecnici sulla macchina, sarebbe intanto emerso che l'uomo è stato raggiunto da tre proiettili alla testa, mentre lei da due che non le hanno dato scampo, più uno di striscio. A collaborare le intense attività investigative anche i colleghi di Udine e gli uomini del Comando provinciale dell'Arma di Pordenone.

Ad effettuare l'esame autoptico, nel reparto di Anatomia patologica dell'ospedale "Santa Maria degli Angeli", sono stati l'anatomopatologo Giovanni Del Ben, intervenuto sul luogo del delitto, e il collega Paolo Fiorentino. La Procura ha nominato anche un perito balistico, Pietro Benedetti, noto per aver partecipato anche alle indagini su Marta Russo, Carlo Giuliani e sul caso di "Unabomber".

Intanto gli inquirenti, che in atto hanno escluso solo la pista dell'omicidio-suicidio per ovvi motivi (non è stata trovata sul posto l'arma automatica che ha sparato i colpi mortali), stanno scandagliando le vite private dell'agrigentina e del suo compagno nel corso dell'indagine coordinata dalla Procura locale. Sono al vaglio anche montagne di dati su mail, telefonate, sms e post sui social network e, assicurano gli inquirenti, molte altre sono attese nei prossimi giorni, così come corposa sarebbe la mole di dichiarazioni raccolte subito dopo il delitto tra decine di amici, conoscenti, colleghi, atleti e parenti. Così come richiederà tempo e attenzione visionare le centinaia di ore di immagini ricavate da video sorveglianza pubblica privata del quartiere.

Non potendo in atto privilegiare nessuna pista, il procuratore Marco Martani ha confermato che si sta lavorando su più fronti e vagliando ogni possibilità. Ad ogni nucleo di investigatori è stato assegnato un segmento delle indagini che seguiranno diversi filoni: quello del movente passionale, quello che riguarda le occupazioni delle vittime, del mondo dei locali notturni e altri verificheranno l'ambiente delle palestre spesso connesso all'uso di anabolizzanti, non tralasciando anche la possibilità di una ritorsione di stampo mafioso, considerato che la famiglia della ragazza che nulla aveva a che fare con quell'ambiente ne era comunque stata "toccata" e per questo aveva deciso di emigrare.

E' lo stesso procuratore Martani a lanciare un appello a chi pensa di aver notato qualcosa di strano: "Alle 20, in una zona così centrale - ha detto - è possibile che qualche passante abbia notato un movimento o una persona non abituali. C'è la necessità di un aiuto. Al momento, i fotogrammi ci indicano figure anonime: se avessimo qualche indicazione più precisa passeremmo a cercare volti e mezzi specifici".

Secondo gli investigatori dei carabinieri, chi li ha uccisi conosceva bene non solo il posto ma anche le abitudini dei due.
Le ipotesi che via via vengono vagliate hanno finora spaziato da un corteggiatore non corrisposto da lei, a una "fan delusa" da lui, passando per la malavita organizzata e al traffico di anabolizzanti, per non tralasciare la possibilità di qualche frequentazione equivoca nelle palestre o nei locali notturni. Sono queste due le ultime piste su cui stanno lavorando gli investigatori per individuare l'assassino dei due fidanzati.


 

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