L'omicidio di Favara, Patronaggio lancia l'allarme: "Basta farsi giustizia da sé"

Il procuratore capo: "Ancora una volta, una lite banale. Una lite che si protraeva da tempo, non denunciata, che poi esplode drammaticamente in una mattinata provocando una vittima e buttando nella disperazione due famiglie"

Un momento della conferenza stampa al comando provinciale dei carabinieri

"Bisogna smetterla con questa mentalità. Bisogna smetterla con l'omertà, bisogna smetterla con il farsi giustizia da se, bisogna smetterla con il tenere armi illegali in casa, occorre avere fiducia nella magistratura, nell'Arma dei carabinieri e nelle forze di polizia". A distanza di una decina di giorni, il procuratore capo Luigi Patronaggio è tornato a lanciare l'allarme. E lo ha fatto durante la conferenza stampa, svoltasi al comando provinciale dell'Arma, convocata per illustrare i dettagli dell'omicidio Contrino e dell'arresto del principale sospettato: il settantanovenne Vincenzo Galiano. 

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"Ancora una volta, una lite banale. Una lite che si protraeva da tempo, non denunciata, che poi esplode drammaticamente in una mattinata provocando una vittima e buttando nella disperazione due famiglie. Tutto questo - ha rimarcato, durante la conferenza stampa svoltasi al comando provinciale dell'Arma, il procuratore capo Luigi Patronaggio - non è ammissibile. Bisogna fare un cambio culturale di mentalità".  

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"Si è risolto in meno di 24 ore un fatto di sangue che ha destato allarme sociale - ha spiegato il procuratore capo Luigi Patronaggio - . La collega Chiara Bisso ha lavorato bene con l'Arma dei carabinieri e il fatto è stato ricostruito nei suoi particolari. Non più di una decina di giorni fa avevo già detto che la provincia di Agrigento sembra un Far West e purtroppo, ancora una volta, mi trovo a commentare negativamente questi fatti. Problemi di confine, problemi sulle campagne, di passaggi vanno risolti nelle sedi giudiziarie: giudice civile, carabinieri. Si fa ricorso alla legge. Non sono più i tempi in cui ci si può fare giustizia da sè. Occorre un cambio di mentalità. Non possibile che due persone anziane, una non potrà vedere i suoi nipotini e l'altra passerà i suoi giorni fra il carcere e la detenzione domiciliare. Esistenze e famiglie distrutte per fatti che sono sostanzialmente banali". 

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Il procuratore capo ha sottolineato, inoltre, come nell'Agrigentino continuino - nonostante i controlli delle forze dell'ordine - a circolare troppe armi illegali, clandestine: "E il ricorso all'uso di queste armi è diventato troppo semplice, troppo facile. Lo sviluppo di questa vicenda processuale la rimetteremo alla sede competente - ha concluso il procuratore capo - e vedremo se c'è stata o non c'è stata una reazione spropositata o legittima difesa. E', però, allarmante che si vada per le campagne armati di una pistola. Se si va in giro con una pistola vuol dire che c'è un proposito di farsi giustizia da sè. Questo non è più tollerabile". 

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