Nave "madre" traina barca carica di migranti, fermati sei scafisti

I fermi per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina sono stati disposti, dopo le indagini della Squadra Mobile della Questura e della Guardia di finanza, dalla Procura della Repubblica

Un momento della conferenza stampa in Procura

Un'imbarcazione parte dalla Libia e traina una barca carica di migranti fino a 50-40 miglia dalle coste siciliane. Poi 'libera' il suo 'carico' che prosegue verso l'Italia, mentre il peschereccio rientra al porto di partenza: è la tecnica della nave 'madre' usata dai trafficanti di esseri umani nel mar Mediterraneo. L'hanno adoperata sei egiziani, componenti l'equipaggio di un peschereccio libico salpato dal porto di Zuwara, individuato, a 50 miglia a Sud di Lampedusa, il 23 novembre scorso, mentre trainava quella che apparentemente era una barca in legno del tipo utilizzata per stendere le reti in mare. Imbarcazioni che sono state individuate prima da un velivolo del dispositivo di Frontex e successivamente da un elicottero della Marina militare italiana imbarcato su nave 'Carabiniere' operativo nell'ambito dell'operazione "Mare sicuro".

Agganciate due "carrette del mare", salvati 82 migranti 

Un successivo controllo ha permesso di evidenziare che il peschereccio stava facendo rientro verso il Nord Africa e la barca, invece, stava facendo rotta verso Lampedusa. Sono stati attivati i sistemi di intervento, coordinati dal comando operativo della Guardia di finanza, con un dispositivo navale del reparto aereonavale delle Fiamme gialle di Palermo e mezzi e uomini della Capitaneria di porto e della Marina militare. In particolare nave 'Carabiniere' ha inseguito il peschereccio e, una volta raggiunto, gli ha impedito l'ingresso nelle acque territoriali libiche, mentre la barca, con a bordo 68 migranti, di origini bengalese, egiziana e marocchina, entrava in acque italiane e veniva agganciata dal pattugliatore 'Monte Cimone' della Guardia finanza e trainata fino al porto di Lampedusa.

Quando la Procura di Agrigento lanciò l'allarme per infiltrazioni terroristiche 

Avviate le indagini, coordinate dalla Procura di Agrigento, è stato accertato che il peschereccio libico bloccato era l'imbarcazione 'madre' ed è stato abbordato da un guardiacoste delle Fiamme gialle, con la protezione di fucilieri della brigata San Marco imbarcati su nave Carabiniere. Una volta trainato a Lampedusa, le indagini dei poliziotti della Squadra Mobile, in collaborazione con la Guardia di finanza, hanno permesso alla Procura di disporre il fermo di indiziato di delitto a carico dei sei presunti "traghettatori" di vite umane: egiziani che hanno dai 23 ai 38 anni.

I numeri di fermi e arresti della Questura  

Dall'inizio dell'anno sono 22 le persone arrestate dalla Squadra Mobile della Questura di Agrigento per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e 34 quelle arrestate per reingresso illegale in territorio italiano, di cui 11 in esecuzione di provvedimenti dell'autorità giudiziaria. 

L'analisi della Procura 

"Questa è un'operazione importante dal punto di vista tecnico-operativo-militare perché ha visto in campo diverse forze di polizia: la Guardia di finanza, la Guardia costiera, la Marina militare, la Questura, la Squadra Mobile - ha spiegato il procuratore capo Luigi Patronaggio - ed ha portato ad un risultato rilevante. Un risultato che porterà ad altri esiti. Sei i fermi per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, sequestrato un peschereccio e sequestrato del materiale che riteniamo importante dal punto di vista investigativo e che può dare ulteriori elementi per approfondire le indagini perché riteniamo che non ci troviamo di fronte ad un caso isolato, ma davanti ad un caso per organizzato e ben orchestrato di agevolazione dell'immigrazione clandestina. Il fenomeno è complesso e in continuo mutamento. Negli anni abbiamo registrato varie tipologie: dal gommone che arrivava dalla Libia al barchino che arrivava direttamente sulle nostre coste, ora vediamo queste barche trainate da un peschereccio 'madre'. Per fronteggiare questo fenomeno occorre una profonda conoscenza, uno stabile quadro normativo e regolamentare, regole di ingaggio e prassi operative chiare e condivise, sinergie fra le varie forze che stanno in campo. La Procura di Agrigento si occupa di questo fenomeno da decenni. Lo ha governato pur nella pochezza dei mezzi perché poi noi siamo 8 sostituti, ma siamo stati anche in 6 o in 4. La Procura - ha proseguito Patronaggio - lo ha gestito con accortezza, particolare attenzione per la sicurezza pubblica e per le vite umane. Questa Procura ha gestito il grande naufragio del 3 ottobre del 2013, 368 morti e 20 dispersi. E lo ha gestito bene sul territorio e nelle aule processuali visto che ha portato alla condanna del capitano dell'imbarcazione e di un somalo che era fra gli organizzatori di quel tragico viaggio. C'è ancora un procedimento pendente per omissione di soccorso: qualcuno che doveva intervenire non è intervenuto al momento giusto. Da quando guido questa Procura - ha spiegato Patronaggio - ho dato delle precise linee guida alla polizia giudiziaria. E di concerto con la Dda, anche per risalire ai 'mercanti di morte', ai 'commercianti di carne umana' ovunque essi si trovino. Ho cercato e trovato contatti con organismi sovranazionali che sono specializzati alla lotta ai crimini contro l'umanità, ci siamo riuniti in alcuni tavoli. E' un mio personale sforzo quello di rielaborare tecniche di indagine e affinarle".

IL VIDEO Nave "madre" traina barca carica di migranti, Patronaggio: "Scafisti? Professionisti del settore"

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