"Morto per infarto intestinale non diagnosticato", quattro medici dal gup

Michele Di Stefano fu ricoverato in ortopedia perché, dopo essere stato investito da un’auto, riportò la frattura del femore

L’infarto intestinale, secondo il gip, poteva essere contrastato e risolto con un intervento chirurgico entro le 24 ore. L’emorragia, invece, si estese fino alla morte del paziente. Quattro ortopedici in servizio all’ospedale San Giovanni di Dio rischiano, adesso, il rinvio a giudizio per l’accusa di omicidio colposo.

L’udienza preliminare doveva iniziare questa mattina davanti al gup Stefano Zammuto ma è stata rinviata, per l’impedimento dell’avvocato Angelo Farruggia, che compone il collegio di difesa insieme ai colleghi Pierluigi Cappello, Alfonso Neri, Salvatore Pennica ed Eugenio Longo) al 14 gennaio. Il gip Francesco Provenzano, nei mesi scorsi, dopo avere sentito, il 24 novembre del 2017, tutte le parti, aveva deciso di non accogliere del tutto la richiesta di archiviazione della Procura, alla quale si erano opposti i familiari di Michele Di Stefano, di Porto Empedocle, morto a 69 anni il 26 giugno del 2016 dopo essere stato investito da un’auto. Il giudice ha accolto in parte l’opposizione dell’avvocato Michele Figliomeni, disponendo l’imputazione coatta di quattro medici in servizio nel reparto di ortopedia dell’ospedale di contrada Consolida ma, al tempo stesso, ha disposto l’archiviazione di altri sei sanitari in servizio al pronto soccorso e al reparto di terapia intensiva. La richiesta di rinvio a giudizio è stata, quindi, formulata nei confronti di Giuseppe Tulumello, 45 anni; Giovanna Callea, 42 anni; Santo Rapisarda, 52 anni e Salvatore Pinella, 53 anni. 

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Di Stefano fu ricoverato in ortopedia perché, dopo essere stato investito da un’auto, riportò la frattura del femore. Disposta l’archiviazione, invece, per altri sei medici in servizio fra pronto soccorso e terapia intensiva. 

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