Morto per infarto intestinale non diagnosticato, la difesa: "Familiari della vittima fuori dal processo"

Uno dei legali dei quattro medici imputati di omicidio colposo chiede l'estromissione delle parti civili perché "hanno già ottenuto 800 mila euro di risarcimento"

La difesa degli imputati - in particolare l'avvocato Angelo Farruggia - si oppone alla costituzione di parte civile dei familiari della vittima. "Sono stati già risarciti con 800 mila euro, non hanno diritto a restare nel processo penale". Il giudice dell'udienza preliminare Stefano Zammuto si riserva di decidere ed emetterà l'ordinanza il prossimo 24 marzo. A rischiare il rinvio a giudizio, per l'accusa di omicidio colposo, sono quattro ortopedici in servizio all'ospedale San Giovanni di Dio.

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Il procedimento è quello che ipotizza delle responsabilità nella morte di Michele Di Stefano, di Porto Empedocle, avvenuta a 69 anni il 26 giugno del 2016 dopo essere stato investito da un’auto. L’infarto intestinale che ne ha provocato la morte, secondo il gip Francesco Provenzano che dispose l'imputazione coatta, poteva essere contrastato e risolto con un intervento chirurgico entro le 24 ore. L’emorragia, invece, si estese fino alla morte del paziente. L’avvocato Angelo Farruggia, che compone il collegio di difesa insieme ai colleghi Pierluigi Cappello, Alfonso Neri, Salvatore Pennica ed Eugenio Longo, ha subito presentato un'eccezione preliminare chiedendo l'estromissione dei familiari della vittima, la cui opposizione - presentata dal loro legale Michele Figliomeni - aveva fatto rivedere, in parte, la richiesta del pm che chiedeva l'archiviazione per tutti i dieci medici in un primo momento indagati. 

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