Andrea Camilleri è morto, si spegne l'ultimo grande della letteratura: lutto cittadino nel giorno dei funerali

Lo scrittore empedoclino aveva 94 anni: era stato colto da una crisi cardio-respiratoria lo scorso 17 giugno e da allora è rimasto ricoverato

Andrea Camilleri

Se n’è andato “Nenè”, Andrea Camilleri, l’ultimo grande vecchio delle letteratura agrigentina, “mito” già in vita della triade di cui facevano parte Leonardo Sciascia e Luigi Pirandello. Lo scrittore empedoclino era ricoverato da un mese all'ospedale Santo Spirito di Roma. L'amministrazione comunale di Porto Empedocle ha deciso, poche ore dopo la dipartita, che nel giorno dei funerali sarà lutto cittadino. 

Classe ‘25, Camilleri è stato fino all’ultimo un sostenitore tenace dei principi democratici, del “restiamo umani” che lo ha reso, più o meno suo malgrado, di recente un simbolo della “resistenza” antisalviniana per le dure parole usate dallo scrittore nei confronti del ministro dell’Interno.

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Camilleri, che certamente rifuggiva ogni ricerca di etichette politiche, da scrittore e non, non ha mai rinunciato a rendere pubbliche le proprie idee e a raccontare, anche attraverso il suo Salvo Montalbano, ciò che nei tempi moderni non andava più (dai fatti del G8 di Genova alle questioni connesse all’immigrazione) e questo, già nelle ore della malattia, gli aveva attirato addosso critiche volgari di chi, di fatto, ne augurava la morte.

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Se ne è andato, alla fine, uno scrittore geniale, creatore di uno dei personaggi più amati della giallistica italiana e internazionale, capace di raccontare una Sicilia che era un po’ ideale e un po’ realtà e che solo quella lingua mista di italiano e siciliano (la lingua del sentimento) poteva dipingere. Con buona pace di chi per anni ha provato a ritagliarsi addosso l’immagine di “Vigata”, luogo immaginario ma buono per il turismo mordi e fuggi, quello delle “Arancine di Montalbano”: un modo per offrire a visitatori alla ricerca della “copertina” un morso di sicilianità farlocca. Uno scrittore che è stato anche tanto altro ma che ha dovuto aspettare un ventennio prima che gli venissero tributati gli onori di pubblico e critica. Aveva già 70 anni quando il "mondo" si accorse di lui.

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Se ne è andato un fiero “marinisi”, che in un video poi diventato utile per strumentali fini di propaganda elettorale, citava Pirandello e invitava a non fidarsi dei “giurgintani”. Anche questo fu oggetto di polemiche, come il crollo della casa di famiglia, ceduta dalla fondazione al Comune e venuta giù per abbandono.

Se ne è andato uomo che rimarrà per sempre legato nell’immaginario collettivo alla sua sigaretta e che raccontava di aver vissuto una vita avventurosa. Tanto avventurosa che qualcuno, saltuariamente, poneva dubbi sulla effettiva storicità dei fatti. Degli ultimi anni della sua vita si può ricordare la lucidità tagliente e il pensiero profondo, la capacità ancora di prendere posizione e “scaldarsi”, segno di una mente forte, incapace di rassegnarsi ad un mondo incattivito, in un corpo però troppo debole.

Da alcuni anni il maestro aveva infatti perso il dono della vista. Nelle interviste non nascondeva il disagio per il non poter più leggere autonomamente, ma con il genio che lo contraddistingueva, fu capace di rendere questa situazione di invalidità un “mezzo” per continuare a raccontare la sua storia. “Da quando non ci vedo più – diceva nello spettacolo ‘Conversazioni su Tiresia’ vedo le cose assai più chiaramente”.

Chissà, adesso, il maestro, quante cose vedrà. E, soprattutto, chissà se dove si trova–  lui era un ateo convinto – potrà fumare.

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