Calcestruzzi Belice, è il tempo della speranza per salvare gli operai

In caso di accoglimento del ricorso, da parte della Corte di Appello di Palermo, i lavoratori potrebbero essere riassunti. Altrimenti, potrebbero essere inglobati da un’altra società affidata all’Agenzia nazionale per i beni confiscati

Un momento della fiaccolata dei lavoratori della Calcestruzzi Belice

La speranza c'è. Ed è doppia per gli 11 operai della Calcestruzzi Belice. Impiegati che hanno ricevuto la lettera di licenziamento dopo il fallimento della società, deciso dal tribunale di Sciacca, per un debito di 30 mila euro con l'Eni.

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In caso di accoglimento del ricorso, il 2 febbraio, da parte della Corte di Appello di Palermo, gli operai potrebbero essere riassunti. Se, invece, la decisione del tribunale di Sciacca venisse confermata gli operai potrebbero essere assunti da un’altra società della zona, sempre affidata all’Agenzia nazionale per i beni confiscati. Lo ha riferito la Fillea Cgil dopo un incontro con l’Agenzia. E lo riporta il Giornale di Sicilia.

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Sul fronte sindacale la Cgil segue la vicenda ai massimi livelli e tutti i documenti sono stati consegnati da Vito Baglio, segretario provinciale della Fillea Cgil, e da Massimo Raso, segretario provinciale del sindacato, al segretario nazionale Susanna Camusso. La richiesta del sindacato è di riprendere l’attività estrattiva.

La Calcestruzzi Belice è stata confiscata nel 2012. L’azienda  ha come oggetto della propria attività la produzione di calcestruzzo preconfezionato e malte in tutte le loro forme. La ditta Calcestruzzi Belice srl produce inerti, ghiaie, sabbie e pietrischetti. Negli ultimi anni c’è già stata una riduzione dei lavoratori. Fino ad arrivare agli 11 che hanno ricevuto le lettere di licenziamento e che, dopo l’assemblea permanente, sono passati all’occupazione dello stabilimento di Montevago. 

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