L'incidente mortale di caccia, la famiglia: "Chi ha sparato si costituisca"

Don Giuseppe Gagliano durante i funerali: "Chiediamo al Signore che possa illuminare gli inquirenti affinché possano fare luce su questa situazione incresciosa"

Nel riquadro la vittima: Paolo Stagno

"Colui che ha sparato si presenti spontaneamente all’autorità giudiziaria perché la sua posizione sta aggravandosi ogni ora di più”. Lo ha detto l'avvocato Teo Calderone che assiste la famiglia di Paolo Stagno, l'operaio rimasto vittima di un incidente di caccia nelle campagne di Burgio. “La Procura di Sciacca ed i carabinieri – ha detto, al Giornale di Sicilia, l’avvocato Caldarone – stanno facendo un lavoro straordinario e mi risulta che la pista investigativa seguita per l’individuazione del responsabile dell’uccisione di Paolo è quella giusta". 

Delle indagini si occupano i carabinieri della compagnia di Sciacca, della tenenza di Ribera e della stazione di Burgio, coordinati dai sostituti Christian Del Turco e Michele Marrone. Ieri è stato il giorno dei funerali dell'operaio forestale di Montallegro ed il sindaco Rina Scalia ha proclamato per il lutto cittadino. 

Al termine della cerimonia funebre un commosso applauso ha salutato il feretro di Paolo Stagno poi accompagnato in corteo al cimitero. Toccante l'omelia, durata più di venticinque minuti, dell'arciprete don Giuseppe Gagliano: "E' da domenica scorsa - ha detto - che sono sconvolto, da quando ho saputo che c'erano questi nostri fratelli coinvolti in questa situazione, sconvolto perché ancora non si sapeva colui che era morto. Sconvolto al pensiero di una famiglia distrutta. Sconvolto anche per quello che oggi avrei dovuto dire durante questa celebrazione. Parlo del nostro fratello Paolo, del bene che ha saputo realizzare nel corso della sua vita, della carità che lo distingueva. L'ultima volta che l'ho visto rideva. Era una persona dedita al lavoro, senza fermarsi mai, veramente. Un uomo che si è distinto per la laboriosità, l'amabilità, il sorriso. Nonostante la sua salute, il suo mal di schiena, Paolo - ha ricordato l'arciprete - lavorava in maniera instancabile. E poi curava con grande passione gli hobby che aveva, hobby che vengono da una tradizione di famiglia, la pesca e la caccia. Questo tragico evento deve farci riflettere. Non voglio condannare nessuno, non giudico nessuno, però questo evento ci deve far riflettere tanto. Ognuno deve riflettere per sé. Perché se è vero che determinate leggi ci consentono di poter usare determinate armi, è vero anche che dobbiamo stare attenti perché le armi non sono giocattoli. Chiediamo al Signore - ha concluso don Giuseppe Gagliano - che si possa risolvere questo caso che ancora nel dubbio è sospeso, che si possa comprendere realmente come sono andati i fatti, perché la conoscenza della verità porta serenità. Nel dubbio si vive tutti male. Chiediamo al Signore che possa illuminare gli inquirenti affinché possano fare luce su questa situazione incresciosa". 
 

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