Infermiera empedoclina a Pavia, Marta: "Una laurea a porte chiuse e oggi combatto contro un mostro"

La giovane è in prima linea, insieme a tanti altri, per fronteggiare l'emergenza sanitaria determinata dal Covid-19. Il racconto ad AgrigentoNotizie: "Ho avuto tanta paura nell'accettare l'incarico, però in cuore mio sapevo che sarebbe stato da codardi rifiutare"

Marta Messina

Ha lasciato Porto Empedocle a 19 anni, direzione Pavia. Lei è Marta Messina infermiera neolaureata. “Voglio raccontarvi la mia storia – ha detto l’empedoclina ad AgrigentoNotizie – ho lasciato tutti i miei affetti pur di seguire il mio sogno, io volevo essere un’infermiera”. Una nuova vita lontana da Porto Empedocle, una laurea a porte chiuse ed un nuovo lavoro.  

"Nel 2015 alla tenera età di 19 anni mi trasferií a Pavia, accompagnata dai miei genitori, per intraprendere quello che sarebbe stato il mio percorso di studi per raggiungere il mio sogno: laurearmi per diventare una infermiera. È stata una strada lunga e tortuosa. Avevo lasciato tutti i miei affetti  - dice Marta - nella mia amata Sicilia, a Porto Empedocle, per inseguire il mio sogno e cercavo di trovare un equilibrio in una città nuova, a me sconosciuta, che a tratti sono riuscita anche ad odiare. Oggi - dice Marta ad AgrigentoNotizie -  Pavia è la mia casa, ha un posto nel mio cuore perché mi ha permesso di realizzarmi, di crescere a livello personale e professionale, e mi ha permesso di diventare chi volevo essere". 

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L'empedoclina ha dovuto rinunciare - a causa del Covid 19 - ad una laurea 'normale'.  "Ho sognato il giorno della mia laurea per 4 lunghi anni, sperando di poter rendere fieri quel giorno i miei genitori e i miei familiari tutti. Sfortunatamente - dice - il 4 marzo l'università mi inviò una e-mail comunicandomi che la seduta di laurea fissata per aprile sarebbe stata anticipata al 6 di marzo, solo due giorni più avanti. I miei piani sono andati in fumo, tutte le cose che avevamo pianificato con cura io e la mia famiglia si sono infrante davanti ai miei occhi.  Ebbene il 6 marzo sono stata proclamata, a porte chiuse, infermiera, e nessuno dei miei cari ha potuto assistere alla mia laurea. Non ho potuto dare a nessuno la possibilità di gioire per il mio sudato 97". 

Marta Messina fa parte dell’esercito buono degli infermieri che hanno dovuto anticipare la propria tesi di laurea a causa del Covid 19. Infermieri che, dopo un breve affiancamento, stanno combattendo - in prima linea - l'emergenza sanitaria.

"Oggi sono una infermiera del Policlinico San Matteo di Pavia, presso la Pneumologia. Sono stata assunta 10 giorni dopo la laurea e, in corsia, lotto assieme ai miei colleghi più anziani, che mi sostengono, per sconfiggere questo mostro invisibile che sta distruggendo la nostra Italia, le nostre famiglie, i nostri affetti, la nostra economia e la salute di noi operatori sanitari.  Ho avuto tanta paura - dice Marta ad AgrigentoNotizie -  nell'accettare l'incarico quando mi hanno comunicato che sarei andata a lavorare in un reparto Covid, però in cuore mio sapevo che sarebbe stato da codardi rifiutare. Sono un'infermiera, ho studiato per questo, ho lottato duramente per arrivare fin qui e adesso voglio rendermi utile, nel miglior modo possibile".

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