I sogni di un bambino diventato giocatore, Marco Portannese: "La mia città è piena di ricordi"

Via a 16 anni, un futuro tutto da scrivere e poi da raccontare. Talento cristallino che ha conosciuto i principali parquet d'Italia. Figlio d'arte e l'amore senza limiti per il basket

Sei un imprenditore, uno studente, o anche un "cervello" in fuga?  Abbiamo deciso di dare voce agli agrigentini fuori sede. Le loro esperienze, i loro racconti e le loro storie possono essere da esempio per chi ha voglia di tornare o anche di restare. Dedicheremo uno spazio settimanale, un focus che serva a raccontare le vite ormai lontane dall’ombra della Valle dei Templi. Un microfono aperto a tutti, una volta a settimana. Se un agrigentino fuori sede? Raccontati ad AgrigentoNotizie. 

Una palla a spicchi che è stata la compagna di avventure. Le estati, quasi tutte, trascorse con un pallone a spicchi sotto il braccio. Un canestro, quello di casa, sempre caldo. Una retina che non deve fare rumore, ed i continui giochi che ne hanno forgiato il talento cristallino, di un ragazzo diventato giocatore. Se la tua passione, quella che ami, diventa il tuo mestiere, allora sei sulla strada giusta. Marco Portannese è un agrigentino, figlio d’arte, che ha conosciuto i migliori parquet d’Italia. Nella sua vita, nella sua carriera, anche la Nazionale Svizzera. Un progetto che lo ha entusiasmato, tanto da scegliere di farne parte. E’ Marco, il nostro volto della settimana. La serie A è stata nel suo destino: Siena, Montegranaro, Bologna e Cremona, in ultimo Torino. Oggi, Marco, è un ragazzo di quasi due metri, ha 30 anni, ma davanti al canestro di casa, non smette d’essere un bimbo con i sogni grandi.  

Ciao Marco, ti manca la tua città?

"È un sentimento di mancanza diverso perché sono lontano da Agrigento da quando ho 16 anni e di tempo ne è passato ma i miei affetti, genitori, nonna, cugini, zii e i miei amici che sono rimasti mi fanno tornare con gran piacere dove sono nato e cresciuto".

- Cosa cambieresti di Agrigento?

"Non cambierei nulla perché è già una bellissima città, il mare, la storia, le tradizioni, il cibo, se non fosse che ci vorrebbe soltanto prestare più attenzione e cura, dato che sono stato in tante città, i servizi offerti da noi si possono migliorare. Un esempio? I trasporti, la pulizia, dei tratti di strada che si percorrono ogni giorno e ci sono tratti con l’erba che fuoriesce dai marciapiedi e alle varie carte sparse per strada, e poi il discorso lavorativo, secondo me c'è poco rispetto per il lavoratore".

- Hai un consiglio per i giovani agrigentini?

"Di imparare dal passato e capire come e cosa si può fare per migliorare il presente. Ponendo il più delle volte domande a se stessi e gli altri anziché fare affermazioni perché porsi domande aiuta a crescere e capire, al contrario delle affermazioni che bloccano la conoscenza".

- Sogni di tornare?

"A 20 anni non pensavo che Agrigento potesse tornare ad essere la mia casa. Ora a 30 i miei pensieri stanno cambiando ma credo che se un giorno avessi una famiglia vorrei il meglio per i miei figli e obiettivamente in altre città d'Italia ci sono più opportunità di crescita anche perché non vorrei come capita a me vedere i miei genitori  4 volte l'anno. Penso che per un genitore sia la cosa peggiore vedere poche volte i propri figli. Agrigento rimarrà la città con tanti ricordi d'infanzia e il posto migliore dove deciderò di andare in vacanza". 

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