"Estorsioni mafiose a costruttore", istruttoria chiusa: la parola al pm

Antonino Gagliano, 50 anni, di Siculiana, avrebbe imposto il racket a un imprenditore: spazio alla requisitoria

Antonino Gagliano

La difesa, dopo diversi tentativi di citazione andati a vuoto, rinuncia a sentire l’ultimo teste della propria lista: l’istruttoria del processo a carico dell’imprenditore Antonino Gagliano, 50 anni, accusato di estorsione con metodo mafioso ai danni del collega costruttore Carmelo Colletto al quale, sostiene l’accusa, avrebbe imposto il racket, è terminata.

Il collegio di giudici della prima sezione penale, presieduto da Alfonso Malato, ha fissato la data della requisitoria. L’intervento conclusivo del pubblico ministero è in programma il 6 maggio. Al momento, a parte la produzione di alcuni documenti, non sono previste richieste di prove suppletive. Ieri mattina l’avvocato Calogero Meli, difensore di Gagliano, ha rinunciato a sentire l’ultimo teste. Si tratta di un operaio che ha lavorato in un cantiere di Siculiana.

Due testi in aula: "Nessuna cresta, servì maggiore calcestruzzo"

La prima ipotesi di estorsione, aggravata dal metodo mafioso, contestata a Gagliano, riguarda la realizzazione di alcuni alloggi a Porto Empedocle. Gagliano aveva raggiunto un accordo con Colletto al quale avrebbe fornito il calcestruzzo prodotto dalla sua impresa per delle opere di sbancamento. La seconda, nel maggio del 2012, nell'ambito di alcuni lavori di realizzazione di alcuni fabbricati a Siculiana. Colletto, che in precedenza avrebbe ricevuto anche minacce ben più esplicite dallo stesso Gagliano, sarebbe stato costretto, con la prospettiva neppure troppo velata di subire il danneggiamento dei mezzi, ad accettare la “cresta”, attraverso fatture gonfiate, relative alla fornitura del calcestruzzo. 
 

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