Racket mafioso a imprenditore, la difesa: "Vittima accusa per non pagare forniture"

Il pm aveva chiesto 12 anni per Antonino Gagliano, i legali: "Ha ricevuto un decreto ingiuntivo, per questo ha presentato denuncia"

Antonino Gagliano

“L’imprenditore Carmelo Colletto non può essere ritenuto in alcun modo attendibile, denuncia l’imputato dopo tre anni e solo dopo avere ricevuto un decreto ingiuntivo. Stiamo parlando, peraltro, di un imprenditore con dei precedenti per truffa e reati tributari”.

Dopo la requisitoria del pubblico ministero Federica La Chioma, della Dda di Palermo, che aveva chiesto la condanna a 12 anni di reclusione, e l’arringa di parte civile dell’avvocato Giuseppe Piro, è toccato alla difesa illustrare le proprie arringhe in difesa di Antonino Gagliano, 51 anni, di Siculiana, imputato di estorsione con metodo mafioso ai danni del collega al quale, sostiene l’accusa, avrebbe imposto il racket. Ieri pomeriggio ci sono stati gli interventi degli avvocati Calogero Meli e Giovanni Rizzuti. Il 19 dicembre, dopo le eventuali repliche, i giudici della prima sezione penale, presieduta da Alfonso Malato, si ritireranno in camera di consiglio ed emetteranno la sentenza. 

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L’estorsione di cui è accusato Gagliano, in entrambi i casi, sarebbe stata messa a segno con lo stratagemma della fattura gonfiata che sarebbe servita a dare una giustificazione formale al pagamento. La prima ipotesi di estorsione, aggravata dal metodo mafioso, contestata a Gagliano, riguarda la realizzazione di alcuni alloggi a Porto Empedocle. Gagliano aveva raggiunto un accordo con Colletto al quale avrebbe fornito il calcestruzzo prodotto dalla sua impresa per delle opere di sbancamento. La seconda, nel maggio del 2012, nell'ambito di alcuni lavori di realizzazione di alcuni fabbricati a Siculiana. Colletto, che in precedenza avrebbe ricevuto anche minacce ben più esplicite dallo stesso Gagliano, sarebbe stato costretto, in entrambi i casi, con la prospettiva neppure troppo velata di subire il danneggiamento dei mezzi, ad accettare la “cresta”, attraverso fatture gonfiate, relative alla fornitura del calcestruzzo.

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