Mafia, sequestrati beni per oltre 4 milioni di euro a Casteltermini

Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Agrigento, su richiesta della Procura di Palermo. Il sequestro è avvenuto nei confronti di Vincenzo Scavetto, arrestato due anni fa per associazione mafiosa e poi condannato a dieci anni di carcere

Vincenzo Scavetto

Beni per oltre 4,3 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza di Palermo all'imprenditore agricolo di Casteltermini Vincenzo Scavetto, arrestato due anni fa per associazione mafiosa e poi condannato a dieci anni di carcere. 

Il patrimonio ingente, costituito da terreni, appartamenti, fabbricati rurali e varie disponibilità finanziarie, è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza di Palermo, in esecuzione di un provvedimento emesso ai sensi del “Codice delle leggi antimafia”, dal Tribunale di Agrigento – Sezione Misure di Prevenzione - su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo siciliano. L'imprenditore è stato condannato per aver fatto parte, in concorso con boss del calibro di Giovanni Brusca, Leoluca Bagarella, Michele Traina ed altri, dell’associazione mafiosa “Cosa Nostra” e segnatamente della cosca agrigentina di Casteltermini. 

L’appartenenza alla famiglia mafiosa ha trovato riscontro nelle dichiarazioni di importanti collaboratori di giustizia, secondo i quali l’imprenditore avrebbe favorito la latitanza di diversi boss di Cosa nostra, come Salvatore Fragapane, già rappresentante provinciale di Agrigento, tratto in arresto nel 1995 dopo una latitanza durata tre anni; di Giuseppe Cammarata di Riesi e Raimondo La Mattina di Campofranco. Dopo l’arresto di Fragapane, l’imprenditore avrebbe consolidato la propria posizione in Cosa nostra, diventando per il territorio di Casteltermini uno dei “punti di riferimento” dell’organizzazione, per conto della quale avrebbe anche mediato nella gestione del “pizzo” imposto ad una impresa edile di Favara, impegnata nelle opere di ammodernamento della strada provinciale 20 "Casteltermini – San Biagio". 

Sulla base di queste risultanze, le disponibilità patrimoniali e finanziarie tracciate dalla Guardia di finanza, acquisite nel periodo in cui l’imprenditore partecipava alle attività illecite della cosca, risultate sproporzionate rispetto ai suoi redditi dichiarati ed ufficiali, sono state ritenute di origine illecita e pertanto il Tribunale di Agrigento ne ha disposto il sequestro ai sensi del “Codice delle leggi antimafia”. 

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Tra i beni in sequestro appartamenti, numerosi terreni agricoli e fabbricati rurali a Casteltermini, oltre a disponibilità finanziarie (conti correnti e di deposito a risparmio) del valore complessivo di 4,3 milioni di euro

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