Blitz "Passepartout", Nicosia davanti al gip: "Millantavo, non sono un associato"

Anche il capomafia Accursio Dimino è comparso davanti al giudice: "Non sono stato più operativo però dopo scarcerazione. Con Nicosia ho avuto rapporti legati da politica carceraria"

Da sinistra: Antonello Nicosia e Accursio Dimino

"Millantavo, non sono un associato. Ho usato toni inadeguati e provocatori. Mai fatto seguire a queste stupidaggini azioni concrete. Sono qui per chiarire”. E' questo quello che, grosso modo, ha detto - davanti al gip del tribunale di Sciacca Alberto Davico - il collaboratore parlamentare Antonello Nicosia, 48 anni, originario di Sciacca. Nicosia ha chiesto anche di essere sentito dai pm della Direzione distrettuale antimafia che si sono occupati dell'inchiesta "Passepartout" ed ha ribadito, durante l'udienza di convalida, "Non volevo fuggire!". 

Blitz "Passepartout", 5 fermati: ci sono anche un capomafia e un collaboratore parlamentare

Il collaboratore parlamentare, della deputata di Leu Giuseppina Occhionero, è stato sottoposto a fermo, dal Gico della Guardia di finanza e dal Ros dei carabinieri, all'alba di lunedì. Al carcere Pagliarelli di Palermo dove è stato portato, s'è tenuto il suo interrogatorio. Accanto a Nicosia, il legale di fiducia: l'avvocato Salvatore Pennica.

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Lo stesso legale, l'avvocato Salvatore Pennica, è stato presente all'interrogatorio del presunto capomafia Accursio Dimino, 61 anni, imprenditore ittico ed ex professore di educazione fisica, da sempre legatissimo al "capo dei capi" Matteo Messina Denaro. “Sono stato associato, non sono stato più operativo però dopo scarcerazione. Con Nicosia ho avuto rapporti legati da politica carceraria - ha detto, difendendosi, Dimino - . Sono mortificato per quello che ho detto dell’avvocato Vaccaro...”

"A questo avvocato lo sminchio, mi ha fatto fare carcere in più": la rappresaglia del boss contro il suo legale

L'inchiesta che ha portato ai fermi di complessivi 5 indagati è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia con in testa il procuratore Francesco Lo Voi, l’aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Geri Ferrara e Francesca Dessì. Le 5 persone fermate - nell'ambito dell'operazione denominata "Passepartout" - sono state ritenute appartenenti o comunque contigue alla famiglia mafiosa di Sciacca.

I fratelli gemelli Paolo e Luigi Ciaccio di Sciacca si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il commerciante Massimiliano Mandracchia, 46 anni, si è invece difeso ed ha spiegato di avere messo a disposizione del boss Accursio Dimino il proprio cellulare "solo per consentirgli, visto che lui non aveva whatsapp, di comunicare con il cugino in America per prendere contatti finalizzati a un trasferimento per ragioni lavorative".  Si sono conclusi nel pomeriggio, nel carcere palermitano di Pagliarelli, davanti al gip Alberto Davico, gli interrogatori di convalida dei fermi dell'operazione "Passepartout". 

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I Ciaccio e Mandracchia sono accusati di favoreggiamento aggravato. In particolare si contesta di avere messo a disposizione utenze telefoniche e avere favorito gli spostamenti degli affiliati. I Ciaccio avrebbero aiutato sia Dimino che l'assistente parlamentare Antonello Nicosia "ad eludere le investigazioni". I due fratelli sono difesi dagli avvocati Paolo Imbornone e Salvino Barbera. Mandracchia è assistito dagli avvocati Calogero Lanzarone e Antonello Palagonia.

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