L'inchiesta sulle armi di Massimino, il nipote del boss fa scena muta dal pm

Il 27enne, nipote del boss Antonio, arrestato lo scorso 5 febbraio insieme allo stesso zio, storico capomafia di Agrigento

Gerlando Massimino fa scena fa scena muta davanti ai pm. Il 27enne, nipote del boss Antonio, arrestato lo scorso 5 febbraio insieme allo stesso zio, storico capomafia di Agrigento. I due, sono finiti in manette, dopo essere stati filmati mentre occultavano un piccolo arsenale in un terreno davanti all’abitazione del capomafia, nei pressi del Villaggio Mosè.

Gli accertamenti di rito non avevano lasciato dubbi, le armi, infatti, erano “perfettamente funzionanti e in grado di essere usate in qualsiasi momento”, la Procura prova a fare un ulteriore passo avanti prima di fare approdare l’inchiesta in aula per il processo: il pm Gloria Andreoli ha fissato un interrogatorio dei due indagati ma il primo, in sostanza, è andato a vuoto perché il giovane, ieri mattina, comparso nella saletta degli interrogatori del carcere Petrusa, assistito dal suo difensore Salvatore Pennica, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il 12 luglio, per rogatoria al carcere di Terni, dove è detenuto, toccherà ad Antonio Massimino rendere l’interrogatorio sempre se, come nel caso del nipote, non deciderà di fare scena muta.

Nelle scorse settimane sono stati eseguiti degli accertamenti, disposti dal pm che ha fatto eseguire una consulenza tecnica “per il prelievo di eventuale Dna presente sulle armi e sulle munizioni sequestrate, l’evidenziazione di eventuali impronte papillari e lo svolgimento di accertamenti balistici”.

Meno di un mese dopo l’arresto, peraltro, lo scorso 4 marzo, è scattata la maxi operazione antimafia “Kerkent” che ha nel boss il personaggio chiave.

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Massimino avrebbe tenuto vicino alla sua abitazione, con la complicità del nipote, una semiautomatica calibro 7,65, con matricola totalmente abrasa e caricatore, con sei cartucce, due "penne-pistola" calibro 6,35, circa 200 cartucce e un rilevatore di frequenze. 

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